Archivio mensile:settembre 2015

HOPES (CZ-HARDCORE) + CALL TRACY (CZ-POP PUNK) + THE COMPROMISE + LA DERIVA

Simo (ftlou ndr) ieri ha di nuovo sfondata la meccanica della chitarra. Panico! Finito il pranzo ci fiondiamo in macchina per dirigerci verso casa del Cescon che, in compagnia del amico lodigiano (fanbase extraregionale raga! rendiamoci conto ndr), ci aspettava per la “prima birra prima della tempesta”. Saliamo su, birra coop doppio malto alla goccia (una bomba! consigliatissima) e partiamo a cannone in direzione Rivoli. Arriviamo, MusicaPiù è aperto, bella storia! Il titolare ci accoglie bene, gli spieghiamo la faccenda e senza pensarci due secondi apre un pacco di chiavette e ne monta una in tempi record sulla SG di Simo, cambia la corda e per la modica cifra di 10 euro ce ne usciamo con i più sentiti auguri ed una pacca sulla spalla da parte sua.

Arrivati al Daevacian, ore 17:10 circa, subito incappiamo nei primi problemi tecnici: i cechi sono in ritardo, niente backline, niente soundcheck: p***o d*o! Inziamo ad andare in tensione. Aspettiamo, aspettiamo, ma alla fine arrivano, addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia.
Tiriamo giù la backline dal loro furgone, montiamo tutto e iniziamo a checkare noi de La Deriva. Sound good! I suoni mi piacciono, come al solito non sento un cazzo in spia, ma quello è un problema mia, timpani sfondati.
Checkano anche tutti gli altri, Call Tracy, Hopes e i nostri hometown The Compromise. Sembrano tutti soddisfatti. Buono così.

L’ora X si avvicina.

Durante la cena chiaccherò un po’ con i Call Tracy, il tour non gli è andato benissimo, si sono divertiti sì, ma evidentemente avevano pretese diverse. In generale l’Italia gli è piaciuta. Troppa pasta e gente troppo caotica, ma comunque bel posto.

Ore 21:45, manca un quarto d’ora, noi de La Deriva siamo parecchio ansiosi, ma comunque gasati di aver finalmente raggiunto questo traguardo. Abbraccio di gruppo al volo nel backstage e ci fiondiamo sul palco. Io rimango in disparte, intro strumentale, guardo i miei che si preparano a scaldare le corde. C’è tensione.

Bam! Cescon attacca il giro di batta, Simo (ftlou ndr) c’è, con qualche sussulto prende il giro, ci siamo! E’ il nostro primo live.

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Da lì è il vuoto, il nero più totale, 25 minuti di fuoco nei quali, compulsivi, tutti quanti abbiamo dato fuoco e fiamme tirando fuori tutto quello che è stato il nostro percorso durato un anno intero. Davanti a noi una 60ina di persone, non alzo per mezzo secondo lo sguardo, il confronto è troppo forte per farmi reggere l’emozione.
I pezzi si susseguono irrefrenabili e senza neanche accorgercene il live per noi è già finito. Uno scroscio di applausi davanti a noi ci riporta alla realtà, alzo lo sguardo: amici, musicisti, urla, sorrisi; cazzo! Sembrano soddisfatti.
Scendiamo, ad accoglierci complimenti ed abbracci, io esterrefatto non riesco a crederci eppure e così. Corro a farmi una birra e tirarne su una in backstage, devo sedare l’adrenalina.

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Iniziano a rumoreggiare le chitarre pop punk dei Call Tracy. Tempo di tirar giù un’altra media e sono sotto al palco. I ragazzi sono stanchissimi, dopo due settimane di tour, esibirsi un’altra volta ancora non è facile, non è da tutti, ma tengono benissimo il palco e quel che ne viene fuori è un esplosione di euforia generale, sia nostra che loro nel vedere un riscontro tanto positivo da parte del pubblico. I pezzi girano tutti bene, il sound è figo! Siamo tutti gasati e anche per loro gli applausi e gli abbracci sono più che meritati.

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Altro cambio palco, altra birra per tutti noi! La situazione inizia a scaldarsi, l’alcool va giù che un piacere, tutti presi bene, tutte facce amiche, tutti contenti del andamento della serata.

Ora è il turno degli Hopes che con il loro hardcore cafone segnano il culmine della serata. Chitarre grezze, alternate a giri melodic-hardcore e “tupa tupa” a non finire. Chris, il cantante è devastato, purtroppo il growl è appena accennato, ma ce la mette tutta per tenere il palco e gli riesce egregiamente. Il risultato è un 2step caotico e tanta soddisfazione sotto al palco.

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A chiudere i nostri amici The Compromise, con alla chitarra la nostra new entry Jimmy, uno dei ragazzi più belli che la provincia torinese potesse regalarci. Con il loro alternative rock chiudono in bellezza la serata, con sonorità più armoniose, accompagnate dalla voce di Christian (che timbro ragazzi ndr), rasserenano gli animi e fanno affiorare sul volto di tutti i presenti un bel sorriso di approvazione e appagamento.

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In conclusione per il nostro collettivo è stato l’ennesimo successo, abbiamo ospitato delle gran belle band, il Daevacian, con Gabri e il sempre disponibilissimo e gentilissimo Paolo, non ci ha fatto mancare nulla. Ottima ospitalità e suoni sempre da paura! L’affluenza è stata ottima, tanti amici, tanti musicisti e tanti applausi che per noi che eravamo sul palco sono l’appagamento migliore di tutti. Dunque grazie di cuore a tutti quanti. E’ stato fantastico. Alla prossima.

Testo /  Simone Meña                                               Foto / Fabio Mattiuz

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BIG SUNDAY FREE FESTIVAL

Turin Is Not Dead parte alla volta del canavese. Destinazione: Big Sunday Free Festival a Caluso.

Al nostro arrivo troviamo la situazione tipica degli ultimi preparativi: al bar caricano i fusti di birra e sul palco si svolgono i sound-check. L’evento si svolge in uno skate park, ambiente tipico per un festival di musica giovane. La prima giornata (purtroppo non avevamo modo di partecipare alle seguenti)  è incentrata sul ramo musicale più movimentato: dal rock generico al metal estremo passando per il punk rock, l’hardcore fino ad arrivare a qualcosa di più sperimentale.

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A scaldare il palco nel pomeriggio ci pensano alcune giovanissime band locali. La sera invece è la volta di alcuni nomi noti del circuito musicale piemontese.
La situazione è quella giusta per un evento del genere: ci sono gli skater che provano qualche trick in vista del contest di domenica, c’è la musica e chiaramente non mancano i panini con la salamella.

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Ci godiamo l’intera giornata di concerti e sul finale riusciamo infine a sequestrare un membro di Nothing Else To Do, una delle associazioni organizzatrici. Chiaramente provato dalla giornata carica di responsabilità e piccoli imprevisti da rimediare, Francesco ci rivela qualche retroscena dell’organizzazione:

Per quanto piccolo, non è semplice tirare su un evento del genere. Bisogna districarsi su più fronti, partendo dalle magagne burocratiche relative ai permessi, fino ad arrivare a un’equa distribuzione del budget per noleggiare strutture, pagare il service e rimborsare le band. Si lamenta di una comunicazione a singhiozzo, e a volte incompleta, da parte di alcuni organi comunali, ma alla fine tutto viene messo in ordine in tempo. Questo anche grazie a un pregresso rapporto di collaborazioni varie sul territorio, in tutta una serie di attività svolte dall’associazione.
Francesco ci tiene a sottolineare l’importanza della comunicazione tradizionale (adesivi, locandine e volantini), oltre a quella sul web, in quanto visivamente più accattivante e meno scontato dei soliti eventi su facebook.

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Infine per tirare qualche somma, nonostante questa fosse solo la prima di tre giornate, l’evento sembra prendere la giusta direzione; la cucina prende il ritmo, le Ceres vanno a ruba e, a fine serata, una considerevole massa di persone si dà alla più classica delle danze: IL POGO.

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Intervenuti come partecipanti esterni a questo evento, ci teniamo a sottolineare l’importanza del supporto ad associazioni come Nothing Else To Do, che, al di fuori del capoluogo, si sbattono per creare movimento tra i giovani, sfruttando e valorizzando luoghi e strutture del territorio.

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Testo / Luca Buono                                                     Foto / Simone Meña

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A THEORY OF JUSTICE+TUTTI I COLORI DEL BUIO+SPLATTERGOAT

A THEORY OF JUSTICE+TUTTI I COLORI DEL BUIO+SPLATTERGOAT

Sabato 12 settembre è andata in scena la seconda serata organizzata interamente dal nostro collettivo.

Abbiamo messo anima e corpo per la riuscita di questo evento e i fatti ci hanno dato ragione.

Dopo un primo evento organizzato attorno alla musica sperimentale e al noise, abbiamo cambiato genere, spostandoci sull ’hardcore, sul mathcore e sul deathcore.

Ospitati dal Daevacian di Bruino, ormai uno dei locali di punta della scena underground piemontese, il collettivo ha portato sul palco tre band: A Theory of Justice (Lodi), Splattergoat (Voghera) e Tutti i Colori del Buio (Torino).

                                                                                                   Splattergoat

Il live è stato aperto dai giovanissimi Splattergoat, che nonostante l’assenza del loro cantante/chitarrista hanno dato prova di essere delle macchine, sia con gli strumenti che alla voce. Auguriamo a questi giovani metallari il meglio per il loro futuro musicale, hanno capacità da vendere.

                                                                                             A Theory Of Justice

Seconda band a salire sul palco, i lodigiani ATOJ. Di ritorno da Lione, i ragazzi hanno portato tutta la loro esperienza, accumulata in sette anni di attività.

Con membri di Dhole e Selva, gli ATOJ uniscono sonorità tipiche dell’hardcore ad altre più mathcore e post-hardcore, con una presenza scenica davvero coinvolgente.

È stato un onore riuscire ad averli con noi per questa seconda serata, persone e musicisti fantastici.

A chiudere le danze, i local heroes Tutti i Colori del Buio.

Come sempre, suoni impeccabili e cattivissimi, sempre una bomba vederli live. Un set rapido ma capace di colpire duro, come richiesto a una band hardcore. Li ringraziamo tantissimo per aver sostenuto il collettivo e per aver messo a disposizione la loro strumentazione.

                                                                                            Tutti I Colori del Buio

L’orgoglio per l’ottima riuscita della serata è ancora alto: le band sono state super professionali e disponibili, il locale ha messo in campo tutta la sua gentilezza come sempre, e noi ci abbiamo messo la faccia, confidando nelle nostre scelte.

E il risultato non ha tradito le aspettative: tanti ingressi e tante persone da Torino e provincia, venute per sostenere le band e il collettivo.

Come ci diciamo sempre, questo è solo l’inizio. Continuate a starci addosso e i risultati arriveranno ancora.

Testo / Luca Cescon                                                     Foto / Matteo Bertolino

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