Archivio mensile:febbraio 2016

STORM{O} + SELVA + DRY FOOD FOR DOGS + NOISE TRAIL IMMERSION live @ Daevacian (Bruino-TO)

Sabato 27 febbraio il ben temprato palco del Daevacian di Bruino (TO) ha dovuto sopportare il peso di una line up massiccia,roboante e,ci sentiamo proprio di dirlo,nazionalmente (e non solo) d’eccellenza. Stiamo parlando di Storm{O}selvə + Dry Food For Dogs + Noise Trail Immersion la quale,oltre a registrare un record d’ingressi nonché sold out per il prestigioso locale di provincia,ha regalato a tutti i presenti uno spettacolo sopra le righe. Difficile rimanere attenti e concentrati in quel girone infernale,ma tentiamo di spiegarvi cos’è successo.

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La serata inizia puntuale alle 22.00,con il locale già bello pieno e la sala concerti fremente. Tocca ai Noise Trail Immersion,consolidata realtà cittadina nota per non conoscere l’esistenza dei quattro quarti,ad aprire le danze con il diavolo. Il loro mathcore contorto e furioso è proprio quello che ci vuole per scaldare gli animi,ovviamente a suon di mazzate. Un piccolo inconveniente tecnico a pochi minuti dall’inizio manda k.o. il basso per un paio di tracce,ma nulla di grave: l’ampli ricomincia tempestivamente a tuonare,le 22 corde d’ordinanza vengono ripristinate,e la performance si conclude al meglio pochi minuti dopo. La stanza è già bella piena, ci si sposta al bancone per rinfrescarsi durante il rapido cambio palco.

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Ecco salire i Dry Food For Dogs,anch’essi torinesi,e inseriti nella serata dal nostro nuovo partner Last Sound Desing. Portano con loro,oltre a un quintale di violenza,un metal d’impatto,tecnico e moderno,ma con vari e piacevoli richiami al death più vecchia scuola. Il cocktail non delude,ma per sorseggiarlo è necessario uno stomaco d’acciaio: sotto il palco gli animi sono riscaldati e le ritmiche percussive inneggiano allo spintonamento compulsivo. C’è poco spazio per discorsi d’intrattenimento,le tredici tracce si riversano come una cascata sulle schiene del pubblico. Al termine della prestazione serve più di qualche sorso di birra per riprendersi.

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E’ il turno dei lodigiani selvə,che propongono un post-black influenzato dalla cupezza hardcore dei primi periodi. Questi ragazzi non giocano in casa,ma sanno di sicuro come creare l’atmosfera giusta: fanno spegnere tutte le luci on stage e piazzano nel centro dello stesso una lampada da comodino. Il risultato è sconvolgente,si percepiscono solamente le sagome dei musicisti,così come l’impatto della loro musica. Il batterista è in perenne blast beat,la voce e le chitarre sono taglienti e strazianti,ma c’è anche spazio per intermezzi melodici che ricordano alla lontana gli eccelsi Underoath. Il trio,nonostante abbia macinato chilometri per raggiungere il locale,è evidentemente amato dal pubblico nostrano: le emozioni e le legnate arrivano a cariolate.

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L’onere e l’onore di chiudere una serata di tale portata tocca ai bellunesi Storm{O}. Il loro post-hardcore è di un livello superiore,non per nulla sono ampiamente apprezzati oltralpe,nonostante i testi in italiano. Zero compromessi e tempi morti: la locomotiva veneta parte in orario e senza aspettare eventuali ritardatari,ogni pezzo è una badilata dritta sulle gengive,i ragazzi sotto il palco si ammucchiano al cospetto del cantante urlando a pieni polmoni i testi,le file posteriori spintonano per raggiungere i primi posti,la batteria martella senza sosta incalzata dallo stridio delle corde,lo scream ben cadenzato e sofferto aggiunge il giusto tono emozionale alla situazione. E’ un trionfo.

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Il potenziale della serata era indubbio,ma non ci saremmo mai aspettati un simile responso. E’ stato meraviglioso vedere valide band nostrane che ricevono la giusta attenzione,situazioni di questo genere sono possibili e non devono essere assolutamente l’eccezione. E tutto ciò è possibile grazie a voi,affezionati e nuove conoscenze,che seguite la musica e l’evoluzione degli eventi e siete presenti sotto quei palchi su cui gruppi talentuosi e meritevoli portano ore,mesi e anni di sudore e impegno. Siete presenti sotto quei palchi troppo spesso poco gremiti,fate la differenza. Continuiamo così. Alla prossima!

testo / Pietro Mugetti – foto / Matteo Bertolino

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IF I DIE TODAY +INFALL + BREATHE ME IN + ERA OF DISGUST live @ Daevacian (Bruino-TO)

Venerdì 19 febbraio abbiamo dato il via alla nostra collaborazione con l’etichetta/agenzia This Is Core,e lo abbiamo fatto con una line up di tutto rispetto e di grande potenza. Sul palco del Daevacian di Bruino (TO) si sono alternati Era Of Disgust,Breathe Me In,Infall e If I Die Today. Basterebbero questi nomi per farvi capire come è andata,ma noi facciamo di più e ve lo raccontiamo qua sotto.

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Noi di Turin Is Not Dead ci accapparriamo subito i nuovissimi Era Of Disgust,band nata pochissime settimane fa e con al suo interno volti noti della scena musicale del capoluogo. I ragazzi sono al primo live,ma a vedere da come suonano i pezzi proposti non sembrerebbe affatto. I brani spaziano dal deathcore al metal di stampo Lamb of God,dall’hardcore al metalcore più “storto”,e sicuramente non arrivano carezze ma solo tanti,tantissimi ceffoni. “Call of Despair” e “Sweping Out Monotony” alcune delle tracce uscite fino ad ora,ma ci aspettiamo grandi cose da questo gruppo nei prossimi mesi. Una bella scoperta in un panorama che tende ad andare verso le certezze piuttosto che mischiare un po’ i generi.

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Seconda band a salire sul palco,poco dopo le 22.30,i torinesi Breathe Me In. Reduci dal live di qualche settimana fa di spalla agli austriaci Castiel alla Cavallerizza Reale di Torino,e prossimi ad aprire le danze durante la “Metalcore Night” di marzo con gli Hacktivist a El Barrio,sempre a Torino,i ragazzi sono passati in provincia con il loro metalcore di stampo Rise Records. “Inhale/Exhale”,il 7 tracce uscito lo scorso autunno per This Is Core,ha senza dubbio portato questa band direttamente nel panorama metalcore/post-hardcore cittadino. I brani seguono il trend del genere,spaziando tra breakdown e parti vocali in pulito,ma il punto a favore dei Breathe Me In va sicuramente alla presenza scenica,cosa mai facile per una band giovane. Aspettiamo il prossimo lavoro per questo gruppo,che potrebbe essere una conferma sia sulla scena del capoluogo sia una rampa di lancio per qualche data fuori regione.

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Con presa bene,grande attesa e felicità attendiamo tutti il ritorno sul palco del Daevacian dei nostri amici Infall,band di Arona (Novara);la prima volta ospitammo i ragazzi a ottobre,per una delle serate più forti tirate su dal nostro collettivo. In quell’occasione già descrivemmo il loro sound come uno dei più complessi ma allo stesso tempo immediati e “melodici” che avessimo sentito negli ultimi anni,e anche questa volta confermiamo le nostre impressioni. Norma Jean,The Dillinger Escape Plan e Every Time I Die senza dubbio ancora una volta le band che più si avvicinano a ciò che propongono gli Infall,altra band sotto This Is Core,che ha avuto la fortuna di girare un po’ ultimamente con l’album “Nitecomes”,vera bomba atomica mathcore. Sul palco nessuno resta fermo,le parti più pulite del cantato escono da paura e il risultato è come sempre un muro che viene tirato su,distrutto e ricostruito a ogni brano. Gli Infall meriterebbero molta più attenzione.

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A chiudere la serata ci pensano gli If I Die Today,un pezzo di storia dell’hardcore torinese e non solo. 9 anni di attività,coronati da “Cursed”,l’ultima fatica discografica uscita a ottobre per Sliptrick Records. L’album è un punto di svolta per i nostri,che approdano in un territorio molto vario,spaziando dal post-hardcore allo stoner,fino al rock’n’roll,ma senza dimenticarsi dell’incazzatura dell’hardcore che ha fatto di loro un peso massimo sulla scena italiana (hanno condiviso il palco con Sum41,Dead Kennedys,Dillinger Escape Plan,e suoneranno a inizio marzo di spalla a Frank Carter e ai suoi Rattlesnakes). Locale piccolo e lo spirito della band esce fuori: mega attitudine sul palco,presa bene a piene mani e brani che suonano via veloci come treni. Marco (voce) si appende ovunque,aizza le persone rimaste e sotto il palco,anche se non in molti,non ci si dà tregua e ci si diverte alla grande. Gli If I Die Today si confermano,anche se non ne avrebbero alcun bisogno,una delle band più calde e precise dell’ormai scarso panorama hc torinese: meglio pochi ma buoni,a questo punto.

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Ringraziamo This Is Core per la fiducia riposta in Turin Is Not Dead,il Daevacian per l’ennesima serata ospitata tra le sue mura,le band e il pubblico,tra cui abbiamo visto molte facce nuove,alle quali ovviamente va il nostro invito per le prossime serate firmate T.I.N.D. e un mega abbraccio per averci supportato.

testo / Luca Cescon – foto / Matteo Bertolino

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GOTLAND (IT) + ANCIENT (NO) live @ Café Liber (Torino)

Nella serata del calcio e della finale di Sanremo,a Torino trionfa il male. Invitati dai Gotland a questo evento,organizzato dal Club Toxic LA,ci armiamo di macchina foto,carta e penna e ci dirigiamo verso il Café Liber di Torino. I ragazzi suoneranno di spalla agli Ancient,black metal band norvegese attiva dal 1992,e il momento è decisamente solenne. Arrivati con largo anticipo,aspettiamo l’apertura del locale insieme a un manipolo di blackster,e una volta dentro ci facciamo una birra e aspettiamo l’inizio del live.

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Poco dopo le 22.00 attaccano i Gotland,e “attaccare” è decisamente il verbo giusto per questa band,che parte baldanzosa e non molla un colpo per tutti i 40 minuti di esibizione. Il loro nome ricorda l’isola svedese da cui si narra partirono le popolazioni barbariche che si scontrarono con l’Impero Romano,dando così vita all’Italia. Formazione che nasce nel 2007 sotto la bandiera del folk metal,e che a partire dal 2010 (“Behind The Horizon”) si sposta su sonorità più cupe,perfettamente convogliate nel full-lenght “Gloria Et Morte” (2014). Proprio da questo album i ragazzi tirano fuori i brani suonati durante il concerto,e tra le tracce che più ci hanno colpito segnaliamo la title track “Gloria Et Morte”,la bomba a mano “Adrianopoli” e la traccia conclusiva,”Slaves Of The Empire”(della quale consigliamo di guardare il video su YouTube),vera lamata in pieno viso. Da non conoscitori del genere,ci permettiamo di dire che in alcune parti di chitarra abbiamo trovato influenze legate al thrash metal,ma non ce ne vogliano i puristi del black metal! Per i Gotland,in ogni caso,tanta precisione,una bella presenza scenica e la compattezza/consapevolezza di chi suona da molto tempo e non lascia nulla al caso.

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Dopo esserci complimentati con i ragazzi,ci godiamo il cambio palco,fatto con la dovuta tranquillità del caso,vista la band che sta per esibirsi. Torino è stata scelta come città di apertura del tour degli Ancient,a distanza di 19 anni dalla prima data nel capoluogo. Con alle spalle sei album rilasciati da Metal Blade Records e una miriade di EP e altre releases,la band farà uscire la sua ultima fatica a marzo (“Back To The Land Of The Dead”),attesissima dai fan e dalla band stessa,passata attraverso mille imprevisti. Influenzati in principio da un sound più “Darkthrone-andante”,gli Ancient si sposteranno man mano verso sonorità più vicine all’atmospheric black metal.

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Formazione di altissimo livello,tra cui spicca il fortissimo batterista Nick Barker,nome ben noto agli amanti del genere: nella sua ormai quasi trentennale carriera ha suonato per Cradle Of Filth,Dimmu Borgir e Brujeria,per citare alcune delle band più famose. La sezione ritmica è senza dubbio il marchio di fabbrica degli Ancient,che passano dal black nudo e crudo a sonorità influenzate anche dagli Slayer (altro paragone che ci permettiamo di fare!). Il frontman Zel,figura leggendaria per i supporter della band e per i fan del black metal in generale,di spuntoni vestito,scatena tutta la sua cattiveria tra basso e microfono,supportato dalle eccelse capacità dei due chitarristi. Il set conta una quindicina di tracce,e sicuramente era quello che il pubblico si aspettava: un ritorno in Italia in grande stile.

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E in grande stile è stata anche la serata: pubblico in fin dei conti abbastanza numeroso,ma quel che conta è stato il supporto a ogni fine canzone,con applausi e corna al cielo,sia per i Gotland che per gli headliner. Non nascondiamo la nostra ignoranza per il genere,ma è stato comunque un piacere immergerci in una situazione musicalmente diversa da quella che prediligiamo. Ringraziamo ancora i Gotland per l’invito e speriamo di poter essere d’aiuto nuovamente.

testo / Luca Cescon – foto / Matteo Bertolino

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ASH OF NUBIA (IT) + MOOD (IT) + RAMA (IT) live @ Lavanderie Ramone (Torino)

ARISE è la botte piccola in cui sta il vino buono, e il settimo capitolo del format torinese organizzato da Flux Agency e ospitato dalle Lavanderie Ramone ha dimostrato ancora una volta di essere un punto di riferimento per la scena musicale di qualità del capoluogo. Venerdì 5 febbraio il locale ha ospitato due band torinesi, Rama e Ash Of Nubia, e una da fuori, gli emiliani Mood.

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La serata inizia poco dopo le 23.00, garantendo così ai Rama di avere un bel po’ di pubblico davanti. Più che doveroso spendere qualche parola di introduzione per questi ragazzi: il loro EP di debutto (ascoltabile e acquistabile dal loro Bandcamp) è una piccola pietra miliare per gli ascoltatori del genere (stoner/hard-rock suonato con precisione e presa bene) e nonostante la lunghezza dei pezzi tutto fila alla perfezione. Sul live in sé poco da dire: semplicemente una bomba. I quattro non lasciano mai nulla al caso, i brani crescono e diminuiscono di intensità con una semplicità disarmante e quello che esce fuori è un risultato duro, montagnoso, californiano e Ufomammut-andante che colpisce e stupisce.

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La seconda band sconvolge i pochi equilibri rimasti dopo l’intenso live dei Rama. Viene abbandonato il palco a favore di una situazione punk e intima: la batteria e gli amplificatori vengono piazzati al centro del basement, con tutto il pubblico attorno, come nei migliori live set americani. I Mood sono un duo (chitarra e batteria), arrivato da Finale Emilia, provincia di Modena, e il loro concerto si rivelerà una figata pazzesca. I due giovanissimi componenti (34 anni in totale, accompagnati a Torino da un amico patentato) suonano un math-rock disarmante per la sua difficoltà e per gli arrangiamenti proposti. La mancanza del basso viene nascosta tramite giri di chitarra registrati e mandati in loop, idea che permette al chitarrista di arrangiare sopra di essi ulteriori parti: il sound sembra una ragnatela di melodia e immediatezza, sul quale si innesta la batteria. Ecco, la batteria: l’attenzione viene calamitata quasi completamente su questo strumento e sul suo strepitoso musicista, capace di mantenere altissimo il tasso di difficoltà, precisione e “botta”, elementi tipici del math-rock d’autore. Una band da iniziare a seguire fin da ora: piaccia o meno il genere, questi ragazzi con i loro brani strumentali propongono un mix di influenze che la difficoltà in sé non va a intaccare, anzi diventa un modo per trasformare un assolo di batteria in qualcosa di usuale, un giro incastratissimo di chitarra in qualcosa da fischiettare anche di ritorno a casa. Semplicemente pazzeschi.

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Tempo di fare quattro chiacchiere al piano di sopra e inizia l’ultima band della serata, i torinesi Ash Of Nubia. Il trio era in “astinenza da live” (citazione della band stessa!) da più di un anno ma a vederli, e soprattutto sentirli, non lo si direbbe affatto. A chi non li conoscesse, o non avesse mai ascoltato il loro “Medemia Argun” (in free download su Bandcamp), possiamo semplicemente dire che gli Ash Of Nubia sono una delle migliori post-rock/alternative-rock in circolazione tra Torino e Piemonte. I brani strumentali toccano per tutta la durata del live altissimi livelli di precisione, le sonorità spaziano tra gli Explosions In The Sky e i nostri concittadini Marmore, con parti più “dritte” e altre più incastrate. Senza dubbio un ottimo modo per chiudere la serata, tornando un po’ alle sonorità che proprio con questa band hanno dato lustro alla nostra Torino negli anni passati (il loro album ormai risale al 2012…).

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ARISE ancora una volta conferma il suo punto di forza: spaziare dal metalcore al post-rock, dall’hardcore al rock, dallo stoner al math-rock senza mai perdere colpi. Aspettiamo il capitolo 8, e il 9, e il 10…

testo / Luca Cescon – foto / Fabio Mattiuz

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