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The Ataris + Slimboy + Stereo Age + The Compromise live @ Padiglione14 – Collegno

Martedì 21 marzo, insieme a This Is Core e Hardstaff Booking Agency, siamo riusciti nella piccola impresa di portare una band di caratura internazionale sul palco del Padiglione 14 di Collegno, a pochi passi da Torino. Stiamo parlando dei The Ataris, che per l’occasione sono stati supportati dai nostri The Compromise e Stereo Age, oltre che dagli svizzeri Slimboy.

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Dopo tantissimo tempo di astinenza dal palco, i The Compromise del nostro Jimmy riportano il loro sound nel torinese. La scaletta comprende brani da “Motionless” e alcune novità da quello che sarà il lavoro in uscita tra pochi mesi. L’orario di inizio live non favorisce i ragazzi, che però hanno l’opportunità di provare dal vivo le tracce nuove. Precisione a piovere come sempre.

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Anche per gli Stereo Age è un ritorno a casa, con la formazione forse più rappresentativa della scena pop-punk torinese che porta al Padiglione 14 le tracce che l’hanno resa tale. Sotto il palco gli aficionados si fanno notare e il loro show fila via veloce e preciso, grazie alla tecnica acquisita in anni di attività.

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Tra i prodotti più interessanti della scena punk rock europea, gli svizzeri Slimboy ci propongono un mix di primi Pennywise e Blink dei tempi d’oro, con formazione a tre tipica del genere. La band porta sul palco il suo ultimo lavoro e sa farsi notare, con alcuni brani più sparati e altri più melodici. Per tutti i gusti, da ascoltare.

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ARISE #1 @ LAVANDERIE RAMONE (TORINO) W/ FUTBOLìN,LOW STANDARDS HIGH FIVES,ATLANTE,LA NEBBIA

Venerdì 14 ottobre è partita la stagione ARISE, in collaborazione con noi di Turin Is Not Dead. Abbiamo portato alle Lavanderie Ramone di Torino i Futbolìn, con il loro screamo violento e nervoso direttamente da Verona, accompagnati dai locali Low Standards,High Fives, Atlante e La Nebbia.

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I La Nebbia salgono sul palco in versione acustica, il batterista ha avuto un incidente di percorso pochi giorni prima del live e si è rotto il piede. I ragazzi, giovanissimi, si sono re-inventati la scaletta in solamente due prove, adattandola alla nuova situazione. Avendoli sentiti solamente in questa versione “tranquilla” devo dire che il risultato è tutt’altro che spiacevole, l’attitudine sul palco nonostante l’incidente è tutt’altro che soft e i La Nebbia alternano uno scream furioso a tratti più puliti e placidi. Il pubblico è soddisfatto e premia i loro sforzi.

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Breve pausa e tocca agli Atlante. La band è a tre elementi, con chitarrista cantante, batterista e bassita. Dopo una manciata di concerti, riusciamo a far suonare i ragazzi anche alle Lavanderie. Il loro sound è a cavallo tra quello rock de I Ministri, l’intimità di l’Orso e il grande calderone del post-hardcore. La presenza scenica li premia, ma sono soprattutto i testi a rimanere in mente, strizzando l’occhio al pop.

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E’ il turno degli ospiti. I Futbolìn sono solo in tre, il cantante suona la tastiera ed il basso è assente. Nonostante ciò il muro di suono è schiacciante, il risultato live è identico a quello delle tracce incise e il gruppo si dimena sul palco fra scream strappalacrime e stacchi di chitarra e batteria malinconici. I Futbolìn si confermano così una delle band più interessanti del nuovo panorama emo/scremo italiano, grazie soprattutto a quel tocco math che li mette un gradino più in alto rispetto a tante band simili.

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A chiudere la serata ci pensano le conferme Low Standards, High Fives. I cinque del canavese, con ben tre chitarristi sul palco, danno prova delle loro capacità accumulate in anni di live su e giù per l’Italia. Il loro è un mix di emo e punk rock, che li può posizionare tranquillamente tra Basement, Mineral e Sunny Day Real Estate. La voce passa dal pulito ai cori più urlati, nel perfetto stile del genere.

testo – Pietro Mugetti e Luca Cescon / foto – Fabio Mattiuz

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TITOR + OFFICINE AURORA LIVE @ BLAH BLAH – TORINO

Parola d’ordine della serata: ULTIMO
“L’ultimo” è il titolo dell’ ultimo disco dei TITOR, che hanno suonato il loro ultimo live a Torino prima di appendere il microfono al muro (cit.)

Causa lavoro arrivo al Blah Blah mentre gli Officine Aurora ( rock/noise da Torino) stanno finendo la loro performance, quindi riesco a sentire solo gli ultimi due pezzi e notare che IL locale era già colmo di persone per supportare gli opener della serata.

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Salgono sul palco i Titor ed è subito festa!
Le prime file iniziano a dimenarsi, si respira un aria famigliare e quasi intima. La setlist è improntata principalmente sul nuovo disco e sui brani come “AL.D.LA.” (di cui hanno girato anche un video), “Je m’accuse!”, “Novecentonovantanove” e “GloriaDue”. Non mancano comunque le vecchie glorie come “Motocross” e “Duel”.

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Durante il live Sabino, frontman del gruppo, chiama sul palco diversi ospiti/amici per dei feat. davvero interessanti, tra cui Lucia, voce femminile dei Blou Daville e Nitto dei Linea77. Dopo un breve encore i Titor salutano e ringraziano pubblico e locale ricordando che si tratta dell’ultima volta.

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Oltre ad essere ottimi musicisti i Titor hanno energia da vendere, attitudine e una voglia di suonare e mettersi in gioco che fa invidia ad alcune giovani band. C’è bisogno di band del genere e quindi speriamo di rivederli presto.

testo e foto / Gianmarco Blasi

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NOISE TRAIL IMMERSION + FORGOTTEN TEARS + MY AIM TO FAREWELL +AS A CONCEIT + DEPTHSCENT LIVE @ LAVANDERIE RAMONE (TO)

ARISE 8 inizia con il botto: i Depthscent salgono sul palco con la solita presa bene di chi suona per passione e si vede. Tanta grinta e tanta padronanza del palco per i ragazzi che, come spesso ripete il cantante Carlo, chiariscono la loro provenienza da “la Città dei Casini”, facendo su un bel bordello per tutta la durata del live. Dal punto di vista musicale sono forse una delle realtà più promettenti del panorama metalcore cittadino e  i loro pezzi mai scontati e sempre molto molto carichi lo dimostrano ampiamente.

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È il turno della prima band da fuori, i veneziani As A Conceit, che hanno scelto Torino come città per far partire il loro tour in giro per l’Europa. Tecnicamente ineccepibili e con sonorità chiaramente riconducibili a gruppi come gli Architetcs, hanno fatto prendere bene i  tanti ragazzi e ragazze presenti sotto palco mantenendo alto il livello della serata.

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Ecco che tocca a uno dei gruppi di punta del metalcore nostrano, i My Aim To Farewell, con una formazione atipica ma con la solita cattiveria e aggressività che caratterizza il loro sound. La mancanza del frontman ha fatto si che sul palco si alternassero diverse voci. I primi brani sono toccati a Carlo dei Depthscent, che ha lasciato poi il posto a Giulio dei Thousand Miles Away. Il gran finale è toccato a Fabio dei Noise Trail Immersion che dopo un paio di pezzi da solo ha concluso la scaletta insieme a Raoul, batterista del suo gruppo.

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Dopo questa scarica di cattiveria è toccato ai milanesi Forgotten Tears non far calare di intensità il live. I quattro di Milano non hanno di certo fatto rimpiangere le altre band, proponendo un sound compatto e lineare, con sonorità tipiche dello swedish metalcore e tanta tanta grinta. Sul palco si nota l’esperienza data dai tanti palchi calcati dalla band e la passione che mettono in ciò che fanno.

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A chiusura della serata è arrivato il momento dei Noise Trail Immersion. Luci quasi del tutto inesistenti, suoni giganti, tecnica da vendere, corde in quantità e una voce potente e rabbiosa sono il cocktail perfetto per definire il mathcore che portano sul palco questi ragazzi.  Si può dire che siano stati il completamento perfetto a una serata come questa, ricca di “casini” e grande presenza scenica.

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testo e foto / Matteo Bertolino

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#ARISE SPECIAL W/ JOEY CAPE (USA) + YOTAM BEN HORIN (IL) + WALT HAMBURGER (USA) +LAURA MARDON (AUS) live @ Spazio 211 – Torino

Giovedì, armato di ombrello e macchina fotografica, mi sono avventurato per le vie di Torino alla volta di sPAZIO211, dove una volta arrivato sono stato immediatamente ben accolto e ho potuto ristorarmi con una birra fresca. Sono arrivato giusto in tempo e puntualmente, mentre il locale iniziava a riempirsi,  il concerto ha avuto inizio.

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Ad aprire le danze di questo ARISE special è toccato a Laura Mardon, giovane cantautrice australiana da poco aggiuntasi al roster della One Week Records, etichetta di Joey Cape, della quale fanno parte tutti gli artisti di questa sera. Per la prima volta in Italia ma per nulla spaventata, la sua voce profonda risuona per una buona mezz’ora, convogliata dall’ottima acustica di cui è fornito il locale in questione e accompagnata da accordi sferzanti. Un inizio più che notevole per una serata che, a sdegno delle aspettative di un inesperto, si preannuncia movimentata e groovy.

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Pochi rapidi minuti di cambio palco ed ecco che tocca a Walt Hamburger. Presenza di spessore sul palco, i testi sembrano antiche ballate marinare. Il piglio malinconico non fa comunque passare la voglia di agitarsi e fra il pubblico, ora decisamente più gremito ma non ancora al completo, qualcuno comincia a scatenarsi. Come ogni buon straniero per la prima volta in visita al bel paese, Walt si concede qualche secondo per apprezzare le meraviglie nazionali, focalizzandosi particolarmente sulla birra Moretti. Il suo set prosegue senza alcun intoppo, con il sorprendente accompagnamento su un paio di pezzi da parte di Joey Cape in persona e il collega Yotam Ben Horin.

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Sono passate circa un paio d’ore da quando sono arrivato al locale ma nonostante la serata superficialmente classificabile come monotematica si prospetti ancora lunga sono molto curioso di sentire quelli che dovrebbero essere i pezzi forti. Yotan Ben Horin non delude per nulla le aspettative: simpatico, energico, cattura il pubblico con la sua parlantina e si lancia addirittura in un improvvisazione canora in rima che fa sciogliere anche i più truci fra la piccola folla che si è venuta a creare sotto il palco.  Anche durante la sua performance salgono a fargli compagnia Cape e Hamburger e ci si avvicina piano piano al gran finale.

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La sala concerti di sPAZIO211 è ormai gremita quando infine sale sul palco Joey Cape: si presenta con una gran tazza da colazione ricolma di whisky e attacca a suonare. La tristezza di cui sono intrisi i suoi ultimi pezzi è materialmente percepibile, ma questo non rovina assolutamente l’atmosfera, considerando che alla tristezza viene accostata la focosità di tracce più datate. Il pubblico è in visibilio, dai più giovani ai più vissuti.

Sicuramente un concerto che ogni appassionato non avrebbe dovuto perdersi.

testo e foto / Pietro Mugetti

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THE FERAL KINGS + THE BLACKLAVA + KEBRAH + THE RIGLETS live @ Patchanka (Chieri – TO)

Più di un mese fa i ragazzi dei The Feral Kings ci hanno chiesto di trovare due band spalla per una serata organizzata insieme ai The BlackLava: noi gli abbiamo dato i The Riglets e i Kebrah, la location è il Patchanka di Chieri, il giorno è venerdi 18 marzo e questo è ciò che è successo.

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Arrivo, per vari motivi, come unico membro di TIND a questa serata, gestendo da solo sia questo report che le fotografie utilizzate all’interno di esso. Per fortuna non ero completamente da solo al Patchanka, ma ho la compagnia di Marzo, un nostro carissimo amico che mi ha salvato dalla solitudine del viaggio (grazie ancora, ti vogliamo bene!). La serata ha come soggetto principale il rock e le sue molteplici sfaccettature, il tutto condito da quattro band giovanissime (nate tutte e quattro tra il 2013 e 2014) e decisamente valide per gli amanti del genere.

Si inizia con i The riglets, principalmente la band più “puro rock” della serata e il loro video ufficiale “But Now” su YouTube lo dimostra, compresi gli assoli che potreste sentire a tutti i loro live. Il cantante-chitarrista fa sempre il suo bell’effetto e hanno suonato in modo decisamente otttimo tutta la scaletta che avevano. A breve dovrebbero far uscire il loro primo EP, quindi seguite la loro pagina che ne vedrete sicuramente delle belle!

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Tempo di un velocissimo cambio palco e mi trovo davanti sul palco i Kebrah. Sicuramente tra le quattro band loro sono quelli più “grandi” di età. Il cantante sale sul palco con la maglietta dei Motorhead e da lì si è subito capito cosa mi sarei trovato di fronte: puro e sano hard-rock. Qua i ritmi sono stati decisamente più veloci e movimentati, ed è stato anche bello vedere come persone adulte abbiano ancora un’ottima attitudine sul palco.

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Se la band prima ha prodotto puro hard-rock, la terza band si presenta su Facebook come rock / stoner / grunge ed è effettivamente lo stesso modo in cui li avrei definiti io se qualcuno me lo avesse chiesto. Le chitarre dei The BlackLava in alcuni casi mi hanno anche ricordato gli Every Time I Die e il cantato mezzo pulito e mezzo sporco è stata una scelta decisamente azzeccata.

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Headliner della serata, i The Feral Kings hanno fatto un live mescolando canzoni cantate sia in inglese che in italiano; le loro sonorità sono molto più vicine all’alternative rock italiano piuttosto che al rock classico. I ragazzi hanno tenuto benissimo il palco e il tanto fumo su di esso ha creato un’atmosfera decisamente stimolante, anche se a mezzanotte e mezza era rimasta poca gente, hanno dimostrato di dare tutta l’energia nei loro colpi per concludere in bellezza questa serata.

 Un saluto va ai The feral kings che ci hanno contattato per portare due band, alle “nostre” due band (The Riglets e Kebrah), ai The BlackLava, ai fonici e il tecnico luci per lo splendido lavoro e a tutti i ragazzi del Patchanka che da anni continuano a mandare avanti un bellissimo locale in provincia!

testo / Fabio Mattiuz – foto / Fabio Mattiuz

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A METALCORE NIGHT w/ HACKTIVIST (uk) + WE SURVIVED THE MAYA +THOUSAND MILES AWAY + DEPTHSCENT + BREATHE ME IN + DOROTHY + AETHERIALS live @ EL BARRIO (Torino)

Quattro giorni fa ho avuto la dimostrazione che la scena metalcore torinese, quando viene prodotto e pubblicizzato bene un evento, c’è ed è bella attiva.
Il locale in cui si è svolta questa serata è El Barrio, ex scuola elementare adibita a sala concerti, ottima e imponente location vista dall’esterno, situata in una strada secondaria della zona industriale di Torino nord. A dirigere l’orchestra il nostro Luca Buono che, insieme ad altre persone competenti, non senza alcuni problemi iniziali, è riuscito a produrre degli ottimi suoni, forse troppo alti nel complesso, ma in fondo la colpa è probabilmente solo mia che sono stato sotto le casse per tutta la durata del live, distruggendo i miei timpani. Strano, non succede mai. Arrivati un’ora in anticipo io e Matteo ci rechiamo a cenare al bar del locale;  cheeseburger per me e Rum Cooler per lui, grazie!

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La serata, come previsto, inizia puntuale alle 19.45; ad aprire le danze gli Ætherials (o “eterials”, scegliete voi come volete chiamarli, visto che è difficile dire quella ae). La nuova band di Torino ha saputo intrattenere il poco pubblico presente durante l’ora di cena. Gli errori ci sono stati, giustamente, come ogni nuova band che entra nel panorama della musica live, ma dopo un paio di tracce la situazione è migliorata notevolmente e i ragazzi hanno fatto del proprio meglio per far vedere che i primi a suonare non sono per forza sempre quelli più scarsi.

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Tempo di un veloce cambio palco (così per tutte le band, fortunatamente) e mentre bevo un San Simone mi godo il secondo gruppo, i Dorothy; vengono da Roma, hanno ritornelli che mi ricordano i Dufresne (figata) e la cosa che più mi ha colpito è stato il dj sul palco, scelta azzardata per il tipo di musica fatta, ma devo ammettere che ha fatto la sua porca figura e il live è filato liscio come l’olio. Onorevole, da parte loro, ricordare l’amico nonché compagno di viaggi e concerti Davide, venuto a mancare l’anno scorso.

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La gente inizia ad arrivare in modo esponenziale, e mentre si riempie la sala concerti salgono sul palco i Breathe Me In, freschi di video nuovo con il cantante dei Cry Excess. Qui la formazione, oltre a essere composta da ragazzi giovanissimi come la maggior parte delle band di questa serata, è classica da band metal: due chitarre, un basso, una batteria e un cantante. I ragazzi scaricano una raffica di breakdown che fa (finalmente, perché era già passata un’ora e mezza dall’inizio del live ) inziare a pogare la gente sotto al palco. Bravi tutti!

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A seguire un’altra band che ha partecipato insieme agli Ætherials a una serata targata TIND: i Depthscent. Per gusti personali, è la band che ho apprezzato di più come sonorità. I ragazzi non fanno niente che non si sia già sentito, ma lo fanno bene, molto bene! Si avvicinano molto di più al metal piuttosto che al metalcore e hanno fatto un ottimo concerto, con tanto di stage diving da parte di Carlo (il cantante).

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Sono le 22.00 circa e per intrattenere il cambio palco e fare casini sale il mio amico di lunga data Francesco Nobile, che in poco tempo fa andare via tutti da sotto al palco ma meglio così, tanto a noi “non ce ne fotte”, proprio come dice lui.

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Thousand Miles Away: ecco il nome della quinta band. Sono giovanissimi e devo ammettere che hanno tenuto il palco molto bene; fanno metalcore e il loro cantante riesce a passare daL melodico all’urlato in un attimo, e ovviamente non sono da meno i suoi compagni di avventura. Il pubblico canta tutte le loro canzoni a memoria, sicuramente una cosa positiva anche per i ragazzi che da sopra il palco hanno assistito a questa scena. Quaranta minuti di fuoco e si passa all’ultima band locale prima dei tanto attesi headliner.

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Se i Depthscent dal lato musicale sono stati quelli che ho apprezzato di più all’interno della serata, sicuramente quelli dove c’è stato più casino sia sopra che sotto il palco sono stati i We Survived The Maya. Si sono presentati sul palco con degli estintori pieni di aria compressa e durante tutto il concerto la gente si è menata sotto il palco, mentre loro sul palco erano gasati come pochi. Si è vista anche gente moshare vestita da elefante e che è salita pure sul palco, per dire…

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Come dicevo prima, gli headliner sono stati i tanto attesi Hacktivist. Premettendo che odio il rap mischiato con altri generi musicali, la band inglese è riuscita a tenere il palco saltando un ora e mezza e utilizzando batteria e chitarre talmente bene da farlo sembrare un beat rap prodotto da Jay-Z. Per tutta la durata del concerto hanno mischiato grime, hip-hop e breakdown con notevole facilità e la gente sotto il palco ha apprezzato più che mai questa scelta stilistica.
La serata è finita come da orari per l’1.45 di notte e noi, dopo due chiacchiere, siamo arrivati a casa alle 3.30, poco meno dell’ultima volta che ho fatto il reporter alle Lavanderie Ramone. Colgo l’occasione per salutare come sempre tutte le band che hanno suonato, i fonici, gli organizzatori e chi più ne ha più ne metal!

testo / Fabio Mattiuz – foto / Matteo Bertolino

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IF I DIE TODAY +INFALL + BREATHE ME IN + ERA OF DISGUST live @ Daevacian (Bruino-TO)

Venerdì 19 febbraio abbiamo dato il via alla nostra collaborazione con l’etichetta/agenzia This Is Core,e lo abbiamo fatto con una line up di tutto rispetto e di grande potenza. Sul palco del Daevacian di Bruino (TO) si sono alternati Era Of Disgust,Breathe Me In,Infall e If I Die Today. Basterebbero questi nomi per farvi capire come è andata,ma noi facciamo di più e ve lo raccontiamo qua sotto.

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Noi di Turin Is Not Dead ci accapparriamo subito i nuovissimi Era Of Disgust,band nata pochissime settimane fa e con al suo interno volti noti della scena musicale del capoluogo. I ragazzi sono al primo live,ma a vedere da come suonano i pezzi proposti non sembrerebbe affatto. I brani spaziano dal deathcore al metal di stampo Lamb of God,dall’hardcore al metalcore più “storto”,e sicuramente non arrivano carezze ma solo tanti,tantissimi ceffoni. “Call of Despair” e “Sweping Out Monotony” alcune delle tracce uscite fino ad ora,ma ci aspettiamo grandi cose da questo gruppo nei prossimi mesi. Una bella scoperta in un panorama che tende ad andare verso le certezze piuttosto che mischiare un po’ i generi.

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Seconda band a salire sul palco,poco dopo le 22.30,i torinesi Breathe Me In. Reduci dal live di qualche settimana fa di spalla agli austriaci Castiel alla Cavallerizza Reale di Torino,e prossimi ad aprire le danze durante la “Metalcore Night” di marzo con gli Hacktivist a El Barrio,sempre a Torino,i ragazzi sono passati in provincia con il loro metalcore di stampo Rise Records. “Inhale/Exhale”,il 7 tracce uscito lo scorso autunno per This Is Core,ha senza dubbio portato questa band direttamente nel panorama metalcore/post-hardcore cittadino. I brani seguono il trend del genere,spaziando tra breakdown e parti vocali in pulito,ma il punto a favore dei Breathe Me In va sicuramente alla presenza scenica,cosa mai facile per una band giovane. Aspettiamo il prossimo lavoro per questo gruppo,che potrebbe essere una conferma sia sulla scena del capoluogo sia una rampa di lancio per qualche data fuori regione.

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Con presa bene,grande attesa e felicità attendiamo tutti il ritorno sul palco del Daevacian dei nostri amici Infall,band di Arona (Novara);la prima volta ospitammo i ragazzi a ottobre,per una delle serate più forti tirate su dal nostro collettivo. In quell’occasione già descrivemmo il loro sound come uno dei più complessi ma allo stesso tempo immediati e “melodici” che avessimo sentito negli ultimi anni,e anche questa volta confermiamo le nostre impressioni. Norma Jean,The Dillinger Escape Plan e Every Time I Die senza dubbio ancora una volta le band che più si avvicinano a ciò che propongono gli Infall,altra band sotto This Is Core,che ha avuto la fortuna di girare un po’ ultimamente con l’album “Nitecomes”,vera bomba atomica mathcore. Sul palco nessuno resta fermo,le parti più pulite del cantato escono da paura e il risultato è come sempre un muro che viene tirato su,distrutto e ricostruito a ogni brano. Gli Infall meriterebbero molta più attenzione.

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A chiudere la serata ci pensano gli If I Die Today,un pezzo di storia dell’hardcore torinese e non solo. 9 anni di attività,coronati da “Cursed”,l’ultima fatica discografica uscita a ottobre per Sliptrick Records. L’album è un punto di svolta per i nostri,che approdano in un territorio molto vario,spaziando dal post-hardcore allo stoner,fino al rock’n’roll,ma senza dimenticarsi dell’incazzatura dell’hardcore che ha fatto di loro un peso massimo sulla scena italiana (hanno condiviso il palco con Sum41,Dead Kennedys,Dillinger Escape Plan,e suoneranno a inizio marzo di spalla a Frank Carter e ai suoi Rattlesnakes). Locale piccolo e lo spirito della band esce fuori: mega attitudine sul palco,presa bene a piene mani e brani che suonano via veloci come treni. Marco (voce) si appende ovunque,aizza le persone rimaste e sotto il palco,anche se non in molti,non ci si dà tregua e ci si diverte alla grande. Gli If I Die Today si confermano,anche se non ne avrebbero alcun bisogno,una delle band più calde e precise dell’ormai scarso panorama hc torinese: meglio pochi ma buoni,a questo punto.

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Ringraziamo This Is Core per la fiducia riposta in Turin Is Not Dead,il Daevacian per l’ennesima serata ospitata tra le sue mura,le band e il pubblico,tra cui abbiamo visto molte facce nuove,alle quali ovviamente va il nostro invito per le prossime serate firmate T.I.N.D. e un mega abbraccio per averci supportato.

testo / Luca Cescon – foto / Matteo Bertolino

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GOTLAND (IT) + ANCIENT (NO) live @ Café Liber (Torino)

Nella serata del calcio e della finale di Sanremo,a Torino trionfa il male. Invitati dai Gotland a questo evento,organizzato dal Club Toxic LA,ci armiamo di macchina foto,carta e penna e ci dirigiamo verso il Café Liber di Torino. I ragazzi suoneranno di spalla agli Ancient,black metal band norvegese attiva dal 1992,e il momento è decisamente solenne. Arrivati con largo anticipo,aspettiamo l’apertura del locale insieme a un manipolo di blackster,e una volta dentro ci facciamo una birra e aspettiamo l’inizio del live.

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Poco dopo le 22.00 attaccano i Gotland,e “attaccare” è decisamente il verbo giusto per questa band,che parte baldanzosa e non molla un colpo per tutti i 40 minuti di esibizione. Il loro nome ricorda l’isola svedese da cui si narra partirono le popolazioni barbariche che si scontrarono con l’Impero Romano,dando così vita all’Italia. Formazione che nasce nel 2007 sotto la bandiera del folk metal,e che a partire dal 2010 (“Behind The Horizon”) si sposta su sonorità più cupe,perfettamente convogliate nel full-lenght “Gloria Et Morte” (2014). Proprio da questo album i ragazzi tirano fuori i brani suonati durante il concerto,e tra le tracce che più ci hanno colpito segnaliamo la title track “Gloria Et Morte”,la bomba a mano “Adrianopoli” e la traccia conclusiva,”Slaves Of The Empire”(della quale consigliamo di guardare il video su YouTube),vera lamata in pieno viso. Da non conoscitori del genere,ci permettiamo di dire che in alcune parti di chitarra abbiamo trovato influenze legate al thrash metal,ma non ce ne vogliano i puristi del black metal! Per i Gotland,in ogni caso,tanta precisione,una bella presenza scenica e la compattezza/consapevolezza di chi suona da molto tempo e non lascia nulla al caso.

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Dopo esserci complimentati con i ragazzi,ci godiamo il cambio palco,fatto con la dovuta tranquillità del caso,vista la band che sta per esibirsi. Torino è stata scelta come città di apertura del tour degli Ancient,a distanza di 19 anni dalla prima data nel capoluogo. Con alle spalle sei album rilasciati da Metal Blade Records e una miriade di EP e altre releases,la band farà uscire la sua ultima fatica a marzo (“Back To The Land Of The Dead”),attesissima dai fan e dalla band stessa,passata attraverso mille imprevisti. Influenzati in principio da un sound più “Darkthrone-andante”,gli Ancient si sposteranno man mano verso sonorità più vicine all’atmospheric black metal.

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Formazione di altissimo livello,tra cui spicca il fortissimo batterista Nick Barker,nome ben noto agli amanti del genere: nella sua ormai quasi trentennale carriera ha suonato per Cradle Of Filth,Dimmu Borgir e Brujeria,per citare alcune delle band più famose. La sezione ritmica è senza dubbio il marchio di fabbrica degli Ancient,che passano dal black nudo e crudo a sonorità influenzate anche dagli Slayer (altro paragone che ci permettiamo di fare!). Il frontman Zel,figura leggendaria per i supporter della band e per i fan del black metal in generale,di spuntoni vestito,scatena tutta la sua cattiveria tra basso e microfono,supportato dalle eccelse capacità dei due chitarristi. Il set conta una quindicina di tracce,e sicuramente era quello che il pubblico si aspettava: un ritorno in Italia in grande stile.

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E in grande stile è stata anche la serata: pubblico in fin dei conti abbastanza numeroso,ma quel che conta è stato il supporto a ogni fine canzone,con applausi e corna al cielo,sia per i Gotland che per gli headliner. Non nascondiamo la nostra ignoranza per il genere,ma è stato comunque un piacere immergerci in una situazione musicalmente diversa da quella che prediligiamo. Ringraziamo ancora i Gotland per l’invito e speriamo di poter essere d’aiuto nuovamente.

testo / Luca Cescon – foto / Matteo Bertolino

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ASH OF NUBIA (IT) + MOOD (IT) + RAMA (IT) live @ Lavanderie Ramone (Torino)

ARISE è la botte piccola in cui sta il vino buono, e il settimo capitolo del format torinese organizzato da Flux Agency e ospitato dalle Lavanderie Ramone ha dimostrato ancora una volta di essere un punto di riferimento per la scena musicale di qualità del capoluogo. Venerdì 5 febbraio il locale ha ospitato due band torinesi, Rama e Ash Of Nubia, e una da fuori, gli emiliani Mood.

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La serata inizia poco dopo le 23.00, garantendo così ai Rama di avere un bel po’ di pubblico davanti. Più che doveroso spendere qualche parola di introduzione per questi ragazzi: il loro EP di debutto (ascoltabile e acquistabile dal loro Bandcamp) è una piccola pietra miliare per gli ascoltatori del genere (stoner/hard-rock suonato con precisione e presa bene) e nonostante la lunghezza dei pezzi tutto fila alla perfezione. Sul live in sé poco da dire: semplicemente una bomba. I quattro non lasciano mai nulla al caso, i brani crescono e diminuiscono di intensità con una semplicità disarmante e quello che esce fuori è un risultato duro, montagnoso, californiano e Ufomammut-andante che colpisce e stupisce.

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La seconda band sconvolge i pochi equilibri rimasti dopo l’intenso live dei Rama. Viene abbandonato il palco a favore di una situazione punk e intima: la batteria e gli amplificatori vengono piazzati al centro del basement, con tutto il pubblico attorno, come nei migliori live set americani. I Mood sono un duo (chitarra e batteria), arrivato da Finale Emilia, provincia di Modena, e il loro concerto si rivelerà una figata pazzesca. I due giovanissimi componenti (34 anni in totale, accompagnati a Torino da un amico patentato) suonano un math-rock disarmante per la sua difficoltà e per gli arrangiamenti proposti. La mancanza del basso viene nascosta tramite giri di chitarra registrati e mandati in loop, idea che permette al chitarrista di arrangiare sopra di essi ulteriori parti: il sound sembra una ragnatela di melodia e immediatezza, sul quale si innesta la batteria. Ecco, la batteria: l’attenzione viene calamitata quasi completamente su questo strumento e sul suo strepitoso musicista, capace di mantenere altissimo il tasso di difficoltà, precisione e “botta”, elementi tipici del math-rock d’autore. Una band da iniziare a seguire fin da ora: piaccia o meno il genere, questi ragazzi con i loro brani strumentali propongono un mix di influenze che la difficoltà in sé non va a intaccare, anzi diventa un modo per trasformare un assolo di batteria in qualcosa di usuale, un giro incastratissimo di chitarra in qualcosa da fischiettare anche di ritorno a casa. Semplicemente pazzeschi.

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Tempo di fare quattro chiacchiere al piano di sopra e inizia l’ultima band della serata, i torinesi Ash Of Nubia. Il trio era in “astinenza da live” (citazione della band stessa!) da più di un anno ma a vederli, e soprattutto sentirli, non lo si direbbe affatto. A chi non li conoscesse, o non avesse mai ascoltato il loro “Medemia Argun” (in free download su Bandcamp), possiamo semplicemente dire che gli Ash Of Nubia sono una delle migliori post-rock/alternative-rock in circolazione tra Torino e Piemonte. I brani strumentali toccano per tutta la durata del live altissimi livelli di precisione, le sonorità spaziano tra gli Explosions In The Sky e i nostri concittadini Marmore, con parti più “dritte” e altre più incastrate. Senza dubbio un ottimo modo per chiudere la serata, tornando un po’ alle sonorità che proprio con questa band hanno dato lustro alla nostra Torino negli anni passati (il loro album ormai risale al 2012…).

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ARISE ancora una volta conferma il suo punto di forza: spaziare dal metalcore al post-rock, dall’hardcore al rock, dallo stoner al math-rock senza mai perdere colpi. Aspettiamo il capitolo 8, e il 9, e il 10…

testo / Luca Cescon – foto / Fabio Mattiuz

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