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STORM{O} + SELVA + DRY FOOD FOR DOGS + NOISE TRAIL IMMERSION live @ Daevacian (Bruino-TO)

Sabato 27 febbraio il ben temprato palco del Daevacian di Bruino (TO) ha dovuto sopportare il peso di una line up massiccia,roboante e,ci sentiamo proprio di dirlo,nazionalmente (e non solo) d’eccellenza. Stiamo parlando di Storm{O}selvə + Dry Food For Dogs + Noise Trail Immersion la quale,oltre a registrare un record d’ingressi nonché sold out per il prestigioso locale di provincia,ha regalato a tutti i presenti uno spettacolo sopra le righe. Difficile rimanere attenti e concentrati in quel girone infernale,ma tentiamo di spiegarvi cos’è successo.

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La serata inizia puntuale alle 22.00,con il locale già bello pieno e la sala concerti fremente. Tocca ai Noise Trail Immersion,consolidata realtà cittadina nota per non conoscere l’esistenza dei quattro quarti,ad aprire le danze con il diavolo. Il loro mathcore contorto e furioso è proprio quello che ci vuole per scaldare gli animi,ovviamente a suon di mazzate. Un piccolo inconveniente tecnico a pochi minuti dall’inizio manda k.o. il basso per un paio di tracce,ma nulla di grave: l’ampli ricomincia tempestivamente a tuonare,le 22 corde d’ordinanza vengono ripristinate,e la performance si conclude al meglio pochi minuti dopo. La stanza è già bella piena, ci si sposta al bancone per rinfrescarsi durante il rapido cambio palco.

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Ecco salire i Dry Food For Dogs,anch’essi torinesi,e inseriti nella serata dal nostro nuovo partner Last Sound Desing. Portano con loro,oltre a un quintale di violenza,un metal d’impatto,tecnico e moderno,ma con vari e piacevoli richiami al death più vecchia scuola. Il cocktail non delude,ma per sorseggiarlo è necessario uno stomaco d’acciaio: sotto il palco gli animi sono riscaldati e le ritmiche percussive inneggiano allo spintonamento compulsivo. C’è poco spazio per discorsi d’intrattenimento,le tredici tracce si riversano come una cascata sulle schiene del pubblico. Al termine della prestazione serve più di qualche sorso di birra per riprendersi.

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E’ il turno dei lodigiani selvə,che propongono un post-black influenzato dalla cupezza hardcore dei primi periodi. Questi ragazzi non giocano in casa,ma sanno di sicuro come creare l’atmosfera giusta: fanno spegnere tutte le luci on stage e piazzano nel centro dello stesso una lampada da comodino. Il risultato è sconvolgente,si percepiscono solamente le sagome dei musicisti,così come l’impatto della loro musica. Il batterista è in perenne blast beat,la voce e le chitarre sono taglienti e strazianti,ma c’è anche spazio per intermezzi melodici che ricordano alla lontana gli eccelsi Underoath. Il trio,nonostante abbia macinato chilometri per raggiungere il locale,è evidentemente amato dal pubblico nostrano: le emozioni e le legnate arrivano a cariolate.

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L’onere e l’onore di chiudere una serata di tale portata tocca ai bellunesi Storm{O}. Il loro post-hardcore è di un livello superiore,non per nulla sono ampiamente apprezzati oltralpe,nonostante i testi in italiano. Zero compromessi e tempi morti: la locomotiva veneta parte in orario e senza aspettare eventuali ritardatari,ogni pezzo è una badilata dritta sulle gengive,i ragazzi sotto il palco si ammucchiano al cospetto del cantante urlando a pieni polmoni i testi,le file posteriori spintonano per raggiungere i primi posti,la batteria martella senza sosta incalzata dallo stridio delle corde,lo scream ben cadenzato e sofferto aggiunge il giusto tono emozionale alla situazione. E’ un trionfo.

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Il potenziale della serata era indubbio,ma non ci saremmo mai aspettati un simile responso. E’ stato meraviglioso vedere valide band nostrane che ricevono la giusta attenzione,situazioni di questo genere sono possibili e non devono essere assolutamente l’eccezione. E tutto ciò è possibile grazie a voi,affezionati e nuove conoscenze,che seguite la musica e l’evoluzione degli eventi e siete presenti sotto quei palchi su cui gruppi talentuosi e meritevoli portano ore,mesi e anni di sudore e impegno. Siete presenti sotto quei palchi troppo spesso poco gremiti,fate la differenza. Continuiamo così. Alla prossima!

testo / Pietro Mugetti – foto / Matteo Bertolino

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