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The Ataris + Slimboy + Stereo Age + The Compromise live @ Padiglione14 – Collegno

Martedì 21 marzo, insieme a This Is Core e Hardstaff Booking Agency, siamo riusciti nella piccola impresa di portare una band di caratura internazionale sul palco del Padiglione 14 di Collegno, a pochi passi da Torino. Stiamo parlando dei The Ataris, che per l’occasione sono stati supportati dai nostri The Compromise e Stereo Age, oltre che dagli svizzeri Slimboy.

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Dopo tantissimo tempo di astinenza dal palco, i The Compromise del nostro Jimmy riportano il loro sound nel torinese. La scaletta comprende brani da “Motionless” e alcune novità da quello che sarà il lavoro in uscita tra pochi mesi. L’orario di inizio live non favorisce i ragazzi, che però hanno l’opportunità di provare dal vivo le tracce nuove. Precisione a piovere come sempre.

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Anche per gli Stereo Age è un ritorno a casa, con la formazione forse più rappresentativa della scena pop-punk torinese che porta al Padiglione 14 le tracce che l’hanno resa tale. Sotto il palco gli aficionados si fanno notare e il loro show fila via veloce e preciso, grazie alla tecnica acquisita in anni di attività.

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Tra i prodotti più interessanti della scena punk rock europea, gli svizzeri Slimboy ci propongono un mix di primi Pennywise e Blink dei tempi d’oro, con formazione a tre tipica del genere. La band porta sul palco il suo ultimo lavoro e sa farsi notare, con alcuni brani più sparati e altri più melodici. Per tutti i gusti, da ascoltare.

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ARISE #1 @ LAVANDERIE RAMONE (TORINO) W/ FUTBOLìN,LOW STANDARDS HIGH FIVES,ATLANTE,LA NEBBIA

Venerdì 14 ottobre è partita la stagione ARISE, in collaborazione con noi di Turin Is Not Dead. Abbiamo portato alle Lavanderie Ramone di Torino i Futbolìn, con il loro screamo violento e nervoso direttamente da Verona, accompagnati dai locali Low Standards,High Fives, Atlante e La Nebbia.

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I La Nebbia salgono sul palco in versione acustica, il batterista ha avuto un incidente di percorso pochi giorni prima del live e si è rotto il piede. I ragazzi, giovanissimi, si sono re-inventati la scaletta in solamente due prove, adattandola alla nuova situazione. Avendoli sentiti solamente in questa versione “tranquilla” devo dire che il risultato è tutt’altro che spiacevole, l’attitudine sul palco nonostante l’incidente è tutt’altro che soft e i La Nebbia alternano uno scream furioso a tratti più puliti e placidi. Il pubblico è soddisfatto e premia i loro sforzi.

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Breve pausa e tocca agli Atlante. La band è a tre elementi, con chitarrista cantante, batterista e bassita. Dopo una manciata di concerti, riusciamo a far suonare i ragazzi anche alle Lavanderie. Il loro sound è a cavallo tra quello rock de I Ministri, l’intimità di l’Orso e il grande calderone del post-hardcore. La presenza scenica li premia, ma sono soprattutto i testi a rimanere in mente, strizzando l’occhio al pop.

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E’ il turno degli ospiti. I Futbolìn sono solo in tre, il cantante suona la tastiera ed il basso è assente. Nonostante ciò il muro di suono è schiacciante, il risultato live è identico a quello delle tracce incise e il gruppo si dimena sul palco fra scream strappalacrime e stacchi di chitarra e batteria malinconici. I Futbolìn si confermano così una delle band più interessanti del nuovo panorama emo/scremo italiano, grazie soprattutto a quel tocco math che li mette un gradino più in alto rispetto a tante band simili.

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A chiudere la serata ci pensano le conferme Low Standards, High Fives. I cinque del canavese, con ben tre chitarristi sul palco, danno prova delle loro capacità accumulate in anni di live su e giù per l’Italia. Il loro è un mix di emo e punk rock, che li può posizionare tranquillamente tra Basement, Mineral e Sunny Day Real Estate. La voce passa dal pulito ai cori più urlati, nel perfetto stile del genere.

testo – Pietro Mugetti e Luca Cescon / foto – Fabio Mattiuz

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HARAM + CANI DEI PORTICI + CARMONA RETUSA + SAHASRARA @ DAEVACIAN

Venerdì 7 ottobre abbiamo dato il via alla stagione invernale di Turin Is Not Dead. Un po’ in ritardo rispetto all’anno scorso, ma avevamo bisogno di tempo per assicuravi date sempre più interessanti e marchiate dai nostri denominatori comuni: passione e underground. Il Daevacian comincia a riempirsi fin da subito, con facce note, affezionati, ma anche tanti nuovi curiosi.

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Ad aprire le danze ci pensano i giovanissimi Sahasrara: già dal nome è possibile evincere la natura caotica ma studiata delle composizioni della band e il mix proposto è un connubio di tanti generi diversi, dal death al post-hardcore. Si potrebbe dire un po’ confusionario, ma il sound è molto gradevole e i ragazzi hanno sicuramente il tempo dalla loro per decidere se immergersi sempre di più nel profondo pozzo del chaotic-core o se forgiare un suono un po’ più lineare. Qualunque sarà la loro decisione, sul palco hanno demolito tutto e sono stati un ottimo assaggio di quello che sarà il mood della serata.

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Rapida pausa sigaretta + birra e il palco viene preparato per il post-hardcore dei torinese Carmona Retusa. La band è uscita poco tempo fa, e dopo una manciata di live siamo riusciti a farle tastare anche il palco del Daevacian. I quattro sanno perfettamente come muoversi e come proporre il loro sound, che unisce il cantato in italiano de Il Teatro degli Orrori alla difficoltà e intricatezza dei La Dispute. I Carmona sono sicuramente uno dei gruppi più interessanti del capoluogo, grazie alla loro capacità di uscire dallo schema classico del genere. Presenza scenica bella decisa, pogo sincero e scatenato, per un risultato davvero fantastico.

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Siamo a metà strada, il locale è bello pieno. Per essere una serata condita di band dal suono così ricercato, a volte difficile se non si ha un bel background di ascolti caratteristici, è decisamente una soddisfazione. Tocca ai Cani dei Portici, diretti da Bologna, scatenare la loro anima nera sul palco. I due sono già venuti in Piemonte a inizio estate e ci sentiamo di definirli dei nuovi amici, oltre che degli stupefacenti musicisti. Claudio e Demetrio prendono posizione, imbracciano le armi e cominciano a scaricare sul pubblico una scarica di artiglieria che trasforma per tre quarti d’ora di fuoco il Daevacian in un bunker sulle spiagge della Normandia. Post-hardcore e sludge si miscelano e trapanano i nostri timpani, l’impianto convoglia le ore di studio del duo in un massiccio muro di suono. Invalicabili.

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Il momento tanto atteso arriva: il pubblico è bello carico, così come tutti noi del collettivo. Tocca agli Haram, la band che più rappresenta gli ideali attorno al quale ruota T.I.N.D., salire sul palco e presentare “Lo Sgretolamento”, il loro nuovo e devastante EP. Il trio ovviamente non delude le aspettative, tirando fuori tutto il suo repertorio di sludge, noise, stoner, post-hardcore che lo rende una delle proposte più alternative della Penisola. I nuovi brani si uniscono a quelli di “Vuoto”, il primo lavoro che li ha portati alla nostra attenzione. Release party riuscito, con tanta presa bene e divertimento, sopra e sotto il palco.

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testo – Pietro Mugetti e Luca Cescon / foto – Fabio Mattiuz

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A Deal With Prometheus (Metalcore da Torino) + Glances (Emotional Hardcore da Bologna) @Alla Vecchia Maniera

Il 30 ottobre noi di Turin Is Not Dead ci diamo appuntamento nel tardo pomeriggio (ormai è già buio da un po’ in realtà…) di fronte “Alla Vecchia Maniera” di Bruino. La nostra quinta serata si svolgerà proprio qui,all’interno di un locale punk e con ottima cucina,che non disdegnerà in corso d’opera di offrire consumazioni a più membri del nostro collettivo.

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La band local scelta per l’evento,i torinesi A Deal With Prometheus,arrivano poco dopo di noi in varie macchine,con a bordo pubblico e strumentazione. I bolognesi Glances,ospiti da fuori,tardano un po’ per motivi di lavoro,ma nel frattempo all’interno del locale ci adoperiamo per preparare al meglio il palco spazioso ma super minimale della “Vecchia Maniera”.

Sistemati al meglio strumenti,amplificatori e casse per la voce,ci sediamo tutti per una mega cena casalinga,accompagnata da birre e musica cattiva sparata dal PC del locale.

Da Torino giungono notizie di persone in arrivo verso le 23.00,così decidiamo di comune accordo con le band di far scalare di qualche minuto l’apertura della serata,lasciata ai torinesi ADWP.

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Il live dei ragazzi si apre con “Shades of Madness”,canzone che racchiude lo stile della band,sospesa tra metalcore nuova scuola e qualche puntata nel nu metal. Nonostante la situazione non ottimale,riusciamo (con l’ausilio del nostro Luca e di Wedra dei Never Ending Apnea) a far uscire un buon suono complessivo. Il live degli ADWP viene apprezzato dai partecipanti alla serata,”portati” proprio dalla band,che mancava da tempo dai palchi della provincia torinese,e scivola via potente e suonato con precisione.

Pausa sigaretta e birra,mentre nel frattempo si preparano i Glances,band melodic hardcore/emo molto attiva in Italia e con diversi viaggetti all’estero sulle spalle.

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Purtroppo per molti il tempo del cambio palco diventa lunghissimo,così da lasciare i bolognesi con poco pubblico di fronte.

Nonostante ciò,il concerto è ricco di passione e “presa bene”: sebbene il genere suonato sia ormai diventato quasi mainstream alle orecchie dell’ascoltatore tipo,i Glances buttano fuori uno show ricco di sentimento e suonato benissimo,facendosi apprezzare alla grande anche per l’umiltà e la voglia di divertirsi.

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Desolation”,”Lone Survivor”,“Love is a Jail” e altre tracce scorrono veloci,facendo terminare la serata a un orario comodo anche per coloro arrivati da Torino.

Gli ADWP (che ringraziamo tantissimo per aver messo a disposizione la strumentazione) caricano tutto in macchina e ripartono alla volta del capoluogo,mentre i Glances (ospitati dal nostro Simone) si soffermano ancora con noi fino a tarda notte,tra tranci di pizza,birrette e risate.

La nota dolente c’è,ovviamente: il locale,che ringraziamo per l’accoglienza,storce un po’ il naso di fronte al risultato della serata (secondo noi,abbastanza positivo,considerando le solite variabili legate alla location,al genere musicale ecc.),che ha visto il bancone del locale assediato pochissimo dal pubblico,nonostante la serata fosse a ingresso gratuito.

Per noi,in ogni caso,è stata una serata che ci ha messi alla prova e che ci ha fatto divertire e stare in compagnia. Avanti tutta con i prossimi eventi,ovviamente!

Testo /  Luca Cescon                                                                                   FotoFabio Mattiuz

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HOPES (CZ-HARDCORE) + CALL TRACY (CZ-POP PUNK) + THE COMPROMISE + LA DERIVA

Simo (ftlou ndr) ieri ha di nuovo sfondata la meccanica della chitarra. Panico! Finito il pranzo ci fiondiamo in macchina per dirigerci verso casa del Cescon che, in compagnia del amico lodigiano (fanbase extraregionale raga! rendiamoci conto ndr), ci aspettava per la “prima birra prima della tempesta”. Saliamo su, birra coop doppio malto alla goccia (una bomba! consigliatissima) e partiamo a cannone in direzione Rivoli. Arriviamo, MusicaPiù è aperto, bella storia! Il titolare ci accoglie bene, gli spieghiamo la faccenda e senza pensarci due secondi apre un pacco di chiavette e ne monta una in tempi record sulla SG di Simo, cambia la corda e per la modica cifra di 10 euro ce ne usciamo con i più sentiti auguri ed una pacca sulla spalla da parte sua.

Arrivati al Daevacian, ore 17:10 circa, subito incappiamo nei primi problemi tecnici: i cechi sono in ritardo, niente backline, niente soundcheck: p***o d*o! Inziamo ad andare in tensione. Aspettiamo, aspettiamo, ma alla fine arrivano, addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia.
Tiriamo giù la backline dal loro furgone, montiamo tutto e iniziamo a checkare noi de La Deriva. Sound good! I suoni mi piacciono, come al solito non sento un cazzo in spia, ma quello è un problema mia, timpani sfondati.
Checkano anche tutti gli altri, Call Tracy, Hopes e i nostri hometown The Compromise. Sembrano tutti soddisfatti. Buono così.

L’ora X si avvicina.

Durante la cena chiaccherò un po’ con i Call Tracy, il tour non gli è andato benissimo, si sono divertiti sì, ma evidentemente avevano pretese diverse. In generale l’Italia gli è piaciuta. Troppa pasta e gente troppo caotica, ma comunque bel posto.

Ore 21:45, manca un quarto d’ora, noi de La Deriva siamo parecchio ansiosi, ma comunque gasati di aver finalmente raggiunto questo traguardo. Abbraccio di gruppo al volo nel backstage e ci fiondiamo sul palco. Io rimango in disparte, intro strumentale, guardo i miei che si preparano a scaldare le corde. C’è tensione.

Bam! Cescon attacca il giro di batta, Simo (ftlou ndr) c’è, con qualche sussulto prende il giro, ci siamo! E’ il nostro primo live.

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Da lì è il vuoto, il nero più totale, 25 minuti di fuoco nei quali, compulsivi, tutti quanti abbiamo dato fuoco e fiamme tirando fuori tutto quello che è stato il nostro percorso durato un anno intero. Davanti a noi una 60ina di persone, non alzo per mezzo secondo lo sguardo, il confronto è troppo forte per farmi reggere l’emozione.
I pezzi si susseguono irrefrenabili e senza neanche accorgercene il live per noi è già finito. Uno scroscio di applausi davanti a noi ci riporta alla realtà, alzo lo sguardo: amici, musicisti, urla, sorrisi; cazzo! Sembrano soddisfatti.
Scendiamo, ad accoglierci complimenti ed abbracci, io esterrefatto non riesco a crederci eppure e così. Corro a farmi una birra e tirarne su una in backstage, devo sedare l’adrenalina.

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Iniziano a rumoreggiare le chitarre pop punk dei Call Tracy. Tempo di tirar giù un’altra media e sono sotto al palco. I ragazzi sono stanchissimi, dopo due settimane di tour, esibirsi un’altra volta ancora non è facile, non è da tutti, ma tengono benissimo il palco e quel che ne viene fuori è un esplosione di euforia generale, sia nostra che loro nel vedere un riscontro tanto positivo da parte del pubblico. I pezzi girano tutti bene, il sound è figo! Siamo tutti gasati e anche per loro gli applausi e gli abbracci sono più che meritati.

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Altro cambio palco, altra birra per tutti noi! La situazione inizia a scaldarsi, l’alcool va giù che un piacere, tutti presi bene, tutte facce amiche, tutti contenti del andamento della serata.

Ora è il turno degli Hopes che con il loro hardcore cafone segnano il culmine della serata. Chitarre grezze, alternate a giri melodic-hardcore e “tupa tupa” a non finire. Chris, il cantante è devastato, purtroppo il growl è appena accennato, ma ce la mette tutta per tenere il palco e gli riesce egregiamente. Il risultato è un 2step caotico e tanta soddisfazione sotto al palco.

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A chiudere i nostri amici The Compromise, con alla chitarra la nostra new entry Jimmy, uno dei ragazzi più belli che la provincia torinese potesse regalarci. Con il loro alternative rock chiudono in bellezza la serata, con sonorità più armoniose, accompagnate dalla voce di Christian (che timbro ragazzi ndr), rasserenano gli animi e fanno affiorare sul volto di tutti i presenti un bel sorriso di approvazione e appagamento.

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In conclusione per il nostro collettivo è stato l’ennesimo successo, abbiamo ospitato delle gran belle band, il Daevacian, con Gabri e il sempre disponibilissimo e gentilissimo Paolo, non ci ha fatto mancare nulla. Ottima ospitalità e suoni sempre da paura! L’affluenza è stata ottima, tanti amici, tanti musicisti e tanti applausi che per noi che eravamo sul palco sono l’appagamento migliore di tutti. Dunque grazie di cuore a tutti quanti. E’ stato fantastico. Alla prossima.

Testo /  Simone Meña                                               Foto / Fabio Mattiuz

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BIG SUNDAY FREE FESTIVAL

Turin Is Not Dead parte alla volta del canavese. Destinazione: Big Sunday Free Festival a Caluso.

Al nostro arrivo troviamo la situazione tipica degli ultimi preparativi: al bar caricano i fusti di birra e sul palco si svolgono i sound-check. L’evento si svolge in uno skate park, ambiente tipico per un festival di musica giovane. La prima giornata (purtroppo non avevamo modo di partecipare alle seguenti)  è incentrata sul ramo musicale più movimentato: dal rock generico al metal estremo passando per il punk rock, l’hardcore fino ad arrivare a qualcosa di più sperimentale.

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A scaldare il palco nel pomeriggio ci pensano alcune giovanissime band locali. La sera invece è la volta di alcuni nomi noti del circuito musicale piemontese.
La situazione è quella giusta per un evento del genere: ci sono gli skater che provano qualche trick in vista del contest di domenica, c’è la musica e chiaramente non mancano i panini con la salamella.

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Ci godiamo l’intera giornata di concerti e sul finale riusciamo infine a sequestrare un membro di Nothing Else To Do, una delle associazioni organizzatrici. Chiaramente provato dalla giornata carica di responsabilità e piccoli imprevisti da rimediare, Francesco ci rivela qualche retroscena dell’organizzazione:

Per quanto piccolo, non è semplice tirare su un evento del genere. Bisogna districarsi su più fronti, partendo dalle magagne burocratiche relative ai permessi, fino ad arrivare a un’equa distribuzione del budget per noleggiare strutture, pagare il service e rimborsare le band. Si lamenta di una comunicazione a singhiozzo, e a volte incompleta, da parte di alcuni organi comunali, ma alla fine tutto viene messo in ordine in tempo. Questo anche grazie a un pregresso rapporto di collaborazioni varie sul territorio, in tutta una serie di attività svolte dall’associazione.
Francesco ci tiene a sottolineare l’importanza della comunicazione tradizionale (adesivi, locandine e volantini), oltre a quella sul web, in quanto visivamente più accattivante e meno scontato dei soliti eventi su facebook.

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Infine per tirare qualche somma, nonostante questa fosse solo la prima di tre giornate, l’evento sembra prendere la giusta direzione; la cucina prende il ritmo, le Ceres vanno a ruba e, a fine serata, una considerevole massa di persone si dà alla più classica delle danze: IL POGO.

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Intervenuti come partecipanti esterni a questo evento, ci teniamo a sottolineare l’importanza del supporto ad associazioni come Nothing Else To Do, che, al di fuori del capoluogo, si sbattono per creare movimento tra i giovani, sfruttando e valorizzando luoghi e strutture del territorio.

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Testo / Luca Buono                                                     Foto / Simone Meña

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