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SLANDER + TUTTI I COLORI DEL BUIO + LA DERIVA live @ BORDER CIRCOLO ARCI – TORINO

La serata incomincia benissimo con i La Deriva che portano sul palco tanta passione e il loro hardcore “dalla provincia”. La saletta si riempie velocemente e il mosh caotico pian piano inizia a formarsi sempre più scandito dai ritmi incalzanti e serrati della band che dimostra non solo di eccellere negli aspetti nodali del genere ma anche di essere capace di uscire fuori dagli schemi. Reduci da un paio di live nelle zone limitrofe con band di spicco del panorama musicale locale e internazionale ormai la band dimostra di avere un affiatamento solido e di avere tutte le carte in regola per diventare una certezza nell’ambito hardcore cittadino e non.

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Dopo una veloce pausa per un rapido cambio palco è il turno dei torinesi Tutti I Colori Del Buio. Prima data torinese dopo il release party per il loro ultimo lavoro “Initiation into nothingness” molto apprezzato dalla critica. Il pubblico è carico e il quartetto locale apre le danze a suon di punk hardcore violento e oscuro. Il pogo si scatena quasi da subito con aggiunta di stage dive e intermezzi sarcastici nei brevi periodi di pausa. Dopo questa performance è facile ammettere che I Tutti I Colori Del Buio si riaffermano come una delle band di spicco del panorama hardcore torinese con ritmi scatenati e presenza scenica d’impatto.

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Sono circa le 23.30 quando gli Slander salgono sul palco. Il basement del locale è completamente saturo, ci sono più di cento persone. I tre quarti d’ora che seguono potrebbero essere semplicemente riassunti con: schiaffoni, schiaffoni e ancora schiaffoni. Ma cerchiamo di analizzare la situazione nel dettaglio. Appena i ragazzi attaccano si scatena il degenero più totale, i riff taglienti come rasoi sferzano l’aria nella stanza, qualcuno mette una sedia a fianco del palco per potersi lanciare sul massacro sottostante.  Non c’è giustamente un singolo attimo di tregua, i pezzi sono brevi ma carichi di energia. Ammetto di aver perso gli occhiali nel pogo i primi due minuti, di conseguenza i miei ricordi potrebbero essere annebbiati, ma è stato uno dei live più carichi e soddisfacenti a cui abbia mai assistito. Gli Slander meritano in tutto e per tutto il titolo di Italian Finest.

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Con questa serata abbiamo salutato alla grande il Border Circolo ARCI, alla sua ultima data. Un ringraziamento enorme va a Giulio, che da dicembre 2015 ha dato fiducia al nostro collettivo e ha permesso a tutti noi e a più di 100 persone di prendere parte a questa serata devastante.

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testo – Pietro Mugetti e Nebil Jabnoun / foto – Fabio Mattiuz

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TITOR + OFFICINE AURORA LIVE @ BLAH BLAH – TORINO

Parola d’ordine della serata: ULTIMO
“L’ultimo” è il titolo dell’ ultimo disco dei TITOR, che hanno suonato il loro ultimo live a Torino prima di appendere il microfono al muro (cit.)

Causa lavoro arrivo al Blah Blah mentre gli Officine Aurora ( rock/noise da Torino) stanno finendo la loro performance, quindi riesco a sentire solo gli ultimi due pezzi e notare che IL locale era già colmo di persone per supportare gli opener della serata.

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Salgono sul palco i Titor ed è subito festa!
Le prime file iniziano a dimenarsi, si respira un aria famigliare e quasi intima. La setlist è improntata principalmente sul nuovo disco e sui brani come “AL.D.LA.” (di cui hanno girato anche un video), “Je m’accuse!”, “Novecentonovantanove” e “GloriaDue”. Non mancano comunque le vecchie glorie come “Motocross” e “Duel”.

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Durante il live Sabino, frontman del gruppo, chiama sul palco diversi ospiti/amici per dei feat. davvero interessanti, tra cui Lucia, voce femminile dei Blou Daville e Nitto dei Linea77. Dopo un breve encore i Titor salutano e ringraziano pubblico e locale ricordando che si tratta dell’ultima volta.

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Oltre ad essere ottimi musicisti i Titor hanno energia da vendere, attitudine e una voglia di suonare e mettersi in gioco che fa invidia ad alcune giovani band. C’è bisogno di band del genere e quindi speriamo di rivederli presto.

testo e foto / Gianmarco Blasi

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DAI NOSTRI “INVIATI SPECIALI” MATTEO E PIETRO: BOLO HXC FEST 2 @ VILLA SERENA (BOLOGNA)

Definire il Bolo HxC Fest 2 come un concertone sarebbe riduttivo, come anche il fatto di raccontare questa giornata come un susseguirsi di gruppi su un palco, perché in realtà è stato ed è molto di più!

Per noi di Torino è stato quasi un pellegrinaggio tra pullman, treni e chilometri e chilometri di camminate, ma tutti questi sforzi sono stati ripagati da una situazione che va al di là della semplice musica.

Il concetto di passione, attitudine e fratellanza che c’è all’interno del festival è qualcosa che ti porta oltre e allo stesso tempo ti fa comprendere come questi valori portati avanti nel tempo diano risultati bellissimi.

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Dal punto di vista musicale la line-up è stata perfetta ed è doveroso citare tutte le band di ragazzi che hanno calcato quel palco e di cui consigliamo vivamente l’ascolto: Fingers to the Bone, Baron Samedi, Show Of Force, Die Trying, Walk Into The StormTiger Shot, RTC, GTA, One Shall Stand, Oltrezona, Insanity, Damn City, Straight Opposition e Rise Of The Northstar; tutti gruppi validissimi provenienti da realtà diverse del panorama hardcore italiano ed estero, ognuno con le sue sfaccettature e differenze di suono ma tutti con la stessa mentalità, che è in assoluto la carta vincente di un festival come questo.

Noi siamo stati veramente orgogliosi di aver preso parte a questa festa insieme ad altre realtà e crew italiane, così come di aver condiviso la giornata insieme ad altre distro e ai ragazzi di Sea Shepherd e ci tenevamo a ringraziare di cuore tutti i ragazzi della Nuke Crew di Bologna per aver tirato su una bomba simile!

testo (ma soprattutto viaggio!) / Matteo Bertolino & Pietro Mugetti

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NOISE TRAIL IMMERSION + FORGOTTEN TEARS + MY AIM TO FAREWELL +AS A CONCEIT + DEPTHSCENT LIVE @ LAVANDERIE RAMONE (TO)

ARISE 8 inizia con il botto: i Depthscent salgono sul palco con la solita presa bene di chi suona per passione e si vede. Tanta grinta e tanta padronanza del palco per i ragazzi che, come spesso ripete il cantante Carlo, chiariscono la loro provenienza da “la Città dei Casini”, facendo su un bel bordello per tutta la durata del live. Dal punto di vista musicale sono forse una delle realtà più promettenti del panorama metalcore cittadino e  i loro pezzi mai scontati e sempre molto molto carichi lo dimostrano ampiamente.

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È il turno della prima band da fuori, i veneziani As A Conceit, che hanno scelto Torino come città per far partire il loro tour in giro per l’Europa. Tecnicamente ineccepibili e con sonorità chiaramente riconducibili a gruppi come gli Architetcs, hanno fatto prendere bene i  tanti ragazzi e ragazze presenti sotto palco mantenendo alto il livello della serata.

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Ecco che tocca a uno dei gruppi di punta del metalcore nostrano, i My Aim To Farewell, con una formazione atipica ma con la solita cattiveria e aggressività che caratterizza il loro sound. La mancanza del frontman ha fatto si che sul palco si alternassero diverse voci. I primi brani sono toccati a Carlo dei Depthscent, che ha lasciato poi il posto a Giulio dei Thousand Miles Away. Il gran finale è toccato a Fabio dei Noise Trail Immersion che dopo un paio di pezzi da solo ha concluso la scaletta insieme a Raoul, batterista del suo gruppo.

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Dopo questa scarica di cattiveria è toccato ai milanesi Forgotten Tears non far calare di intensità il live. I quattro di Milano non hanno di certo fatto rimpiangere le altre band, proponendo un sound compatto e lineare, con sonorità tipiche dello swedish metalcore e tanta tanta grinta. Sul palco si nota l’esperienza data dai tanti palchi calcati dalla band e la passione che mettono in ciò che fanno.

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A chiusura della serata è arrivato il momento dei Noise Trail Immersion. Luci quasi del tutto inesistenti, suoni giganti, tecnica da vendere, corde in quantità e una voce potente e rabbiosa sono il cocktail perfetto per definire il mathcore che portano sul palco questi ragazzi.  Si può dire che siano stati il completamento perfetto a una serata come questa, ricca di “casini” e grande presenza scenica.

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testo e foto / Matteo Bertolino

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UNDERSMOKINGDOORS + THE REJECTED + CROSSING BELT + RAINTOWN live @ DAEVACIAN (Bruino – TO)

Sabato 9 aprile noi di Turin Is Not Dead abbiamo voluto sperimentare: non perchè le band selezionate fossero poco valide, anzi, ma perché il genere proposto questa volta è stato ben diverso dagli standard con i quali abbiamo abituato i nostri affezionati. Ebbene sì, abbiamo deciso di regalarvi una serata più leggera, chiamando in nostro supporto più che affidabili realtà locali. Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo di una serata che è stato un esperimento più che riuscito. Ancora una volta, un sentito ringraziamento al Daevacian, che è stato anch’esso “cavia” del nostro esperimento.

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A iniziare sono i Raintown. Potenza e tecnica sono i loro assi nella manica, così come la vena crossover che contraddistingue loro e tutti i gruppi della serata. Il pubblico comincia a scaldarsi fin da subito ed è bellissimo vedere che, nonostante si tratti del gruppo d’apertura e sia ancora presto, la band abbia un buon seguito di fan venuti apposta per loro. Bello spettacolo e pezzi originali.

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Tocca poi ai Crossing Belt. Portano sul palco un rock solido e compatto, accompagnato dalla notevole qualità canora del cantante. Le chitarre affettano l’aria del locale, i suoni sono ottimi. La sala concerti del Daevacian, abituata a sonorità prevalentemente aggressive e tonanti, comincia a riempirsi, rivelandosi un accogliente rifugio anche per coloro che cercano più calma nell’approccio musicale.

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Ma non c’è momento più sbagliato per parlare di calma che l’attimo in cui salgono sul palco i The Rejected: un mix potentissimo fra melodia e post-hardcore. Questi ragazzi sono temprati e si vede da come si muovono sul palco: dalle classiche mosse “core” sincronizzate a pura espressività emozionale, regalano uno spettacolo decisamente apprezzabile,  sia per gli occhi che per le orecchie.

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E’ il momento che la maggior parte del pubblico sembra aspettare: ecco che gli UnderSmokingDoors collegano i cavi agli strumenti e comincia il delirio. Decisamente ferrati, i sei membri del gruppo dimostrano un’abilità musicale e di coinvolgimento veramente rara. E’ l’ultima data con l’attuale line up, e il gruppo dimostra tutto l’affiatamento e la passione di anni condensate in quest’unica ora. E’ inutile dire che il risultato è eccezionale.

testo / Pietro Mugetti – foto / Matteo Bertolino

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#ARISE SPECIAL W/ JOEY CAPE (USA) + YOTAM BEN HORIN (IL) + WALT HAMBURGER (USA) +LAURA MARDON (AUS) live @ Spazio 211 – Torino

Giovedì, armato di ombrello e macchina fotografica, mi sono avventurato per le vie di Torino alla volta di sPAZIO211, dove una volta arrivato sono stato immediatamente ben accolto e ho potuto ristorarmi con una birra fresca. Sono arrivato giusto in tempo e puntualmente, mentre il locale iniziava a riempirsi,  il concerto ha avuto inizio.

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Ad aprire le danze di questo ARISE special è toccato a Laura Mardon, giovane cantautrice australiana da poco aggiuntasi al roster della One Week Records, etichetta di Joey Cape, della quale fanno parte tutti gli artisti di questa sera. Per la prima volta in Italia ma per nulla spaventata, la sua voce profonda risuona per una buona mezz’ora, convogliata dall’ottima acustica di cui è fornito il locale in questione e accompagnata da accordi sferzanti. Un inizio più che notevole per una serata che, a sdegno delle aspettative di un inesperto, si preannuncia movimentata e groovy.

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Pochi rapidi minuti di cambio palco ed ecco che tocca a Walt Hamburger. Presenza di spessore sul palco, i testi sembrano antiche ballate marinare. Il piglio malinconico non fa comunque passare la voglia di agitarsi e fra il pubblico, ora decisamente più gremito ma non ancora al completo, qualcuno comincia a scatenarsi. Come ogni buon straniero per la prima volta in visita al bel paese, Walt si concede qualche secondo per apprezzare le meraviglie nazionali, focalizzandosi particolarmente sulla birra Moretti. Il suo set prosegue senza alcun intoppo, con il sorprendente accompagnamento su un paio di pezzi da parte di Joey Cape in persona e il collega Yotam Ben Horin.

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Sono passate circa un paio d’ore da quando sono arrivato al locale ma nonostante la serata superficialmente classificabile come monotematica si prospetti ancora lunga sono molto curioso di sentire quelli che dovrebbero essere i pezzi forti. Yotan Ben Horin non delude per nulla le aspettative: simpatico, energico, cattura il pubblico con la sua parlantina e si lancia addirittura in un improvvisazione canora in rima che fa sciogliere anche i più truci fra la piccola folla che si è venuta a creare sotto il palco.  Anche durante la sua performance salgono a fargli compagnia Cape e Hamburger e ci si avvicina piano piano al gran finale.

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La sala concerti di sPAZIO211 è ormai gremita quando infine sale sul palco Joey Cape: si presenta con una gran tazza da colazione ricolma di whisky e attacca a suonare. La tristezza di cui sono intrisi i suoi ultimi pezzi è materialmente percepibile, ma questo non rovina assolutamente l’atmosfera, considerando che alla tristezza viene accostata la focosità di tracce più datate. Il pubblico è in visibilio, dai più giovani ai più vissuti.

Sicuramente un concerto che ogni appassionato non avrebbe dovuto perdersi.

testo e foto / Pietro Mugetti

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LAMANTIDE + LOIMANN + THIRST PRAYER + LOS EXORCISTAS (RA) live @ Border Circolo ARCI – Torino

Comincio questo report precisamente alle 3 di notte, appena rientrato dal live e colto dalla mia solita insonnia! Decido quindi di iniziare a buttar giù qualche idea, ancora fresco dell’esperienza della serata appena conclusa. Reduci dalle ultime due date organizzate al Daevacian di Bruino, ritorniamo nel capoluogo piemontese, ospitati nuovamente dal Border Circolo Arci. Ci tengo da subito a ringraziare il locale e in particolar modo Giulio (il gestore), che sta credendo molto in noi dimostrandosi, al contrario di altri, una persona dalle larghe vedute. Dovete sapere che è duro per noi l’interfacciamento con locali e realtà musicali già ben consolidate, ma piano piano stiamo cercando di costruirci una credibilità basata sui fatti, e sicuramente parte di questa, è grazie a persone come lui che ci permettono di portare in centro città un po’ di quelle schifezze che ci piace organizzare!

Dopo questa parentesi, direi che è ora di parlare di questa serata.

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La lineup, che originariamente prevedeva Thirst Prayer, Loimann e Lamantide, viene integrata con i Los Exorcistas, band argentina in day-off, che Giulio ci ha chiesto di inserire nella serata. Sono dunque proprio loro ad aprire le danze: questa band non è semplice da interpretare, forse anche colpa mia, che non ho ben colto la direzione che la loro musica vuole prendere. Di base ci troviamo ad ascoltare uno stoner, suonato con l’atteggiamento grezzo del punk e integrato da elementi che vanno dal grunge un po’ psichedelico, a qualche passaggio condito di palm muting decisamente metal. La voce è per il 90% del tempo melodica e scanzonata, con qualche saltuario aumento di tono tendendete allo scream. Non pensavo ma la lingua argentina si sposa molto bene con il genere!

Dopo il loro breve set in apertura è la volta dei Thirst Prayer!

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I ragazzi sono alla loro prima data a Torino. Ormai li conosco bene, ho visto tutte le loro precedenti date e gli ho fatto da fonico due di queste, quindi so cosa aspettarmi. Come le tre precedenti volte, le aspettative non deludono: i Thirst Prayer sono il punto di incontro tra l’hardcore e il black metal, un sound introspettivo che passa da ritmiche nette e accordacci tamarri a progressioni dissonanti e sferzate a suon di blast beat tipiche del metallo nordico. Il buon Necchi nella voce mette tutto il male di vivere possibile e il risultato è un impatto devastante che poche band riescono a produrre.

 Cambio palco: una sigaretta, una birra al bar e si torna sotto in sala per i Loimann!

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Questa è proprio una di quelle band che sarebbe bello vedere un po’ di più in giro perchè secondo me, hanno non pochi meriti! Definirli semplicemente stoner è davvero riduttivo a mio avviso; il loro sound tocca lo sludge, il metal e l’hardcore. La formazione è la più semplice possibile: batterista, bassista e chitarrista cantante…Nonostante questo vi assicuro che il loro live è una botta! Gli arrangiamenti sono curatissimi e mai banali, la voce è potente sia nelle parti melodiche che in quelle più cattive e la band suona con precisione senza sacrificare la naturalezza del fomento che si ha su un palco. Aggiungo un ulteriore nota di merito: la cura nella scelta dei suoni, cosa sempre più rara nelle band attuali.

Arriviamo infine alla band che chiude la serata, ovvero gli ospiti.

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I Lamantide sono in quattro e vengono da Cremona. Anche per loro non ci si può ridurre a un singolo tag per definire la loro musica. Possiamo parlare di hardcore, perchè fondamentalmente è quello che fanno, ma non aspettatevi né i Sick of it all né gli Skruigners. I Lamantide sono i Lamantide! Cantano in Italiano e latino con la voce grossa, scura e disperata che cavalca delle lamate strumentali veloci e sfiancanti, che lasciano ogni tanto spazio a momenti più tipici dell’attuale post-hardcore, dove la chitarra mette da parte l’abbondante dose di gain che la caratterizza, per un suono meno aggressivo dove la voce diventa pulita e sofferente. Vengono toccati anche altri territori, da questo si capisce che la band ascolta molta musica diversa e riesce a inserire molteplici influenze all’interno delle composizioni. Personalmente, ho apprezzato molto un intermezzo che si è spinto fino al post rock. L’attitudine della band è molto forte: il cantante è sottopalco e trasmette ogni singola emozione direttamente in faccia al pubblico accalcato davanti a lui, gli altri ragazzi sono concentrati su quello che suonano ma danno spazio allo sfogo di cui anche il corpo ha bisogno quando suoni qualcosa di così impetuoso.

La serata numero 12 si conclude quindi con molta soddisfazione per noi di Turin Is Not Dead, in primis per aver fatto suonare delle band così valide e poi per aver coinvolto oltre che ai nostri fedeli, un bel po‘ di gente nuova che non avevamo mai visto e che speriamo di rivedere ai nostri prossimi eventi! Una nota molto positiva delle ultime serate da noi organizzate, è che stiamo notando l’abbandono di quella fastidiosissima pratica dell’entrare per vedere la band degli amici, passando il resto della serata fuori dal locale con una sigaretta in bocca. Stasera tutti hanno ascoltato tutti e ogni band ha potuto godere della sala piena!

Nel piccolo di ciò che facciamo, è l’ennesimo trionfo!

Dalla provincia è tutto… Alla prossima!

testo / Luca Buono – foto / Fabio Mattiuz

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THE FERAL KINGS + THE BLACKLAVA + KEBRAH + THE RIGLETS live @ Patchanka (Chieri – TO)

Più di un mese fa i ragazzi dei The Feral Kings ci hanno chiesto di trovare due band spalla per una serata organizzata insieme ai The BlackLava: noi gli abbiamo dato i The Riglets e i Kebrah, la location è il Patchanka di Chieri, il giorno è venerdi 18 marzo e questo è ciò che è successo.

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Arrivo, per vari motivi, come unico membro di TIND a questa serata, gestendo da solo sia questo report che le fotografie utilizzate all’interno di esso. Per fortuna non ero completamente da solo al Patchanka, ma ho la compagnia di Marzo, un nostro carissimo amico che mi ha salvato dalla solitudine del viaggio (grazie ancora, ti vogliamo bene!). La serata ha come soggetto principale il rock e le sue molteplici sfaccettature, il tutto condito da quattro band giovanissime (nate tutte e quattro tra il 2013 e 2014) e decisamente valide per gli amanti del genere.

Si inizia con i The riglets, principalmente la band più “puro rock” della serata e il loro video ufficiale “But Now” su YouTube lo dimostra, compresi gli assoli che potreste sentire a tutti i loro live. Il cantante-chitarrista fa sempre il suo bell’effetto e hanno suonato in modo decisamente otttimo tutta la scaletta che avevano. A breve dovrebbero far uscire il loro primo EP, quindi seguite la loro pagina che ne vedrete sicuramente delle belle!

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Tempo di un velocissimo cambio palco e mi trovo davanti sul palco i Kebrah. Sicuramente tra le quattro band loro sono quelli più “grandi” di età. Il cantante sale sul palco con la maglietta dei Motorhead e da lì si è subito capito cosa mi sarei trovato di fronte: puro e sano hard-rock. Qua i ritmi sono stati decisamente più veloci e movimentati, ed è stato anche bello vedere come persone adulte abbiano ancora un’ottima attitudine sul palco.

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Se la band prima ha prodotto puro hard-rock, la terza band si presenta su Facebook come rock / stoner / grunge ed è effettivamente lo stesso modo in cui li avrei definiti io se qualcuno me lo avesse chiesto. Le chitarre dei The BlackLava in alcuni casi mi hanno anche ricordato gli Every Time I Die e il cantato mezzo pulito e mezzo sporco è stata una scelta decisamente azzeccata.

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Headliner della serata, i The Feral Kings hanno fatto un live mescolando canzoni cantate sia in inglese che in italiano; le loro sonorità sono molto più vicine all’alternative rock italiano piuttosto che al rock classico. I ragazzi hanno tenuto benissimo il palco e il tanto fumo su di esso ha creato un’atmosfera decisamente stimolante, anche se a mezzanotte e mezza era rimasta poca gente, hanno dimostrato di dare tutta l’energia nei loro colpi per concludere in bellezza questa serata.

 Un saluto va ai The feral kings che ci hanno contattato per portare due band, alle “nostre” due band (The Riglets e Kebrah), ai The BlackLava, ai fonici e il tecnico luci per lo splendido lavoro e a tutti i ragazzi del Patchanka che da anni continuano a mandare avanti un bellissimo locale in provincia!

testo / Fabio Mattiuz – foto / Fabio Mattiuz

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A METALCORE NIGHT w/ HACKTIVIST (uk) + WE SURVIVED THE MAYA +THOUSAND MILES AWAY + DEPTHSCENT + BREATHE ME IN + DOROTHY + AETHERIALS live @ EL BARRIO (Torino)

Quattro giorni fa ho avuto la dimostrazione che la scena metalcore torinese, quando viene prodotto e pubblicizzato bene un evento, c’è ed è bella attiva.
Il locale in cui si è svolta questa serata è El Barrio, ex scuola elementare adibita a sala concerti, ottima e imponente location vista dall’esterno, situata in una strada secondaria della zona industriale di Torino nord. A dirigere l’orchestra il nostro Luca Buono che, insieme ad altre persone competenti, non senza alcuni problemi iniziali, è riuscito a produrre degli ottimi suoni, forse troppo alti nel complesso, ma in fondo la colpa è probabilmente solo mia che sono stato sotto le casse per tutta la durata del live, distruggendo i miei timpani. Strano, non succede mai. Arrivati un’ora in anticipo io e Matteo ci rechiamo a cenare al bar del locale;  cheeseburger per me e Rum Cooler per lui, grazie!

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La serata, come previsto, inizia puntuale alle 19.45; ad aprire le danze gli Ætherials (o “eterials”, scegliete voi come volete chiamarli, visto che è difficile dire quella ae). La nuova band di Torino ha saputo intrattenere il poco pubblico presente durante l’ora di cena. Gli errori ci sono stati, giustamente, come ogni nuova band che entra nel panorama della musica live, ma dopo un paio di tracce la situazione è migliorata notevolmente e i ragazzi hanno fatto del proprio meglio per far vedere che i primi a suonare non sono per forza sempre quelli più scarsi.

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Tempo di un veloce cambio palco (così per tutte le band, fortunatamente) e mentre bevo un San Simone mi godo il secondo gruppo, i Dorothy; vengono da Roma, hanno ritornelli che mi ricordano i Dufresne (figata) e la cosa che più mi ha colpito è stato il dj sul palco, scelta azzardata per il tipo di musica fatta, ma devo ammettere che ha fatto la sua porca figura e il live è filato liscio come l’olio. Onorevole, da parte loro, ricordare l’amico nonché compagno di viaggi e concerti Davide, venuto a mancare l’anno scorso.

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La gente inizia ad arrivare in modo esponenziale, e mentre si riempie la sala concerti salgono sul palco i Breathe Me In, freschi di video nuovo con il cantante dei Cry Excess. Qui la formazione, oltre a essere composta da ragazzi giovanissimi come la maggior parte delle band di questa serata, è classica da band metal: due chitarre, un basso, una batteria e un cantante. I ragazzi scaricano una raffica di breakdown che fa (finalmente, perché era già passata un’ora e mezza dall’inizio del live ) inziare a pogare la gente sotto al palco. Bravi tutti!

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A seguire un’altra band che ha partecipato insieme agli Ætherials a una serata targata TIND: i Depthscent. Per gusti personali, è la band che ho apprezzato di più come sonorità. I ragazzi non fanno niente che non si sia già sentito, ma lo fanno bene, molto bene! Si avvicinano molto di più al metal piuttosto che al metalcore e hanno fatto un ottimo concerto, con tanto di stage diving da parte di Carlo (il cantante).

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Sono le 22.00 circa e per intrattenere il cambio palco e fare casini sale il mio amico di lunga data Francesco Nobile, che in poco tempo fa andare via tutti da sotto al palco ma meglio così, tanto a noi “non ce ne fotte”, proprio come dice lui.

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Thousand Miles Away: ecco il nome della quinta band. Sono giovanissimi e devo ammettere che hanno tenuto il palco molto bene; fanno metalcore e il loro cantante riesce a passare daL melodico all’urlato in un attimo, e ovviamente non sono da meno i suoi compagni di avventura. Il pubblico canta tutte le loro canzoni a memoria, sicuramente una cosa positiva anche per i ragazzi che da sopra il palco hanno assistito a questa scena. Quaranta minuti di fuoco e si passa all’ultima band locale prima dei tanto attesi headliner.

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Se i Depthscent dal lato musicale sono stati quelli che ho apprezzato di più all’interno della serata, sicuramente quelli dove c’è stato più casino sia sopra che sotto il palco sono stati i We Survived The Maya. Si sono presentati sul palco con degli estintori pieni di aria compressa e durante tutto il concerto la gente si è menata sotto il palco, mentre loro sul palco erano gasati come pochi. Si è vista anche gente moshare vestita da elefante e che è salita pure sul palco, per dire…

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Come dicevo prima, gli headliner sono stati i tanto attesi Hacktivist. Premettendo che odio il rap mischiato con altri generi musicali, la band inglese è riuscita a tenere il palco saltando un ora e mezza e utilizzando batteria e chitarre talmente bene da farlo sembrare un beat rap prodotto da Jay-Z. Per tutta la durata del concerto hanno mischiato grime, hip-hop e breakdown con notevole facilità e la gente sotto il palco ha apprezzato più che mai questa scelta stilistica.
La serata è finita come da orari per l’1.45 di notte e noi, dopo due chiacchiere, siamo arrivati a casa alle 3.30, poco meno dell’ultima volta che ho fatto il reporter alle Lavanderie Ramone. Colgo l’occasione per salutare come sempre tutte le band che hanno suonato, i fonici, gli organizzatori e chi più ne ha più ne metal!

testo / Fabio Mattiuz – foto / Matteo Bertolino

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