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TITOR + OFFICINE AURORA LIVE @ BLAH BLAH – TORINO

Parola d’ordine della serata: ULTIMO
“L’ultimo” è il titolo dell’ ultimo disco dei TITOR, che hanno suonato il loro ultimo live a Torino prima di appendere il microfono al muro (cit.)

Causa lavoro arrivo al Blah Blah mentre gli Officine Aurora ( rock/noise da Torino) stanno finendo la loro performance, quindi riesco a sentire solo gli ultimi due pezzi e notare che IL locale era già colmo di persone per supportare gli opener della serata.

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Salgono sul palco i Titor ed è subito festa!
Le prime file iniziano a dimenarsi, si respira un aria famigliare e quasi intima. La setlist è improntata principalmente sul nuovo disco e sui brani come “AL.D.LA.” (di cui hanno girato anche un video), “Je m’accuse!”, “Novecentonovantanove” e “GloriaDue”. Non mancano comunque le vecchie glorie come “Motocross” e “Duel”.

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Durante il live Sabino, frontman del gruppo, chiama sul palco diversi ospiti/amici per dei feat. davvero interessanti, tra cui Lucia, voce femminile dei Blou Daville e Nitto dei Linea77. Dopo un breve encore i Titor salutano e ringraziano pubblico e locale ricordando che si tratta dell’ultima volta.

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Oltre ad essere ottimi musicisti i Titor hanno energia da vendere, attitudine e una voglia di suonare e mettersi in gioco che fa invidia ad alcune giovani band. C’è bisogno di band del genere e quindi speriamo di rivederli presto.

testo e foto / Gianmarco Blasi

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UNDERSMOKINGDOORS + THE REJECTED + CROSSING BELT + RAINTOWN live @ DAEVACIAN (Bruino – TO)

Sabato 9 aprile noi di Turin Is Not Dead abbiamo voluto sperimentare: non perchè le band selezionate fossero poco valide, anzi, ma perché il genere proposto questa volta è stato ben diverso dagli standard con i quali abbiamo abituato i nostri affezionati. Ebbene sì, abbiamo deciso di regalarvi una serata più leggera, chiamando in nostro supporto più che affidabili realtà locali. Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo di una serata che è stato un esperimento più che riuscito. Ancora una volta, un sentito ringraziamento al Daevacian, che è stato anch’esso “cavia” del nostro esperimento.

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A iniziare sono i Raintown. Potenza e tecnica sono i loro assi nella manica, così come la vena crossover che contraddistingue loro e tutti i gruppi della serata. Il pubblico comincia a scaldarsi fin da subito ed è bellissimo vedere che, nonostante si tratti del gruppo d’apertura e sia ancora presto, la band abbia un buon seguito di fan venuti apposta per loro. Bello spettacolo e pezzi originali.

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Tocca poi ai Crossing Belt. Portano sul palco un rock solido e compatto, accompagnato dalla notevole qualità canora del cantante. Le chitarre affettano l’aria del locale, i suoni sono ottimi. La sala concerti del Daevacian, abituata a sonorità prevalentemente aggressive e tonanti, comincia a riempirsi, rivelandosi un accogliente rifugio anche per coloro che cercano più calma nell’approccio musicale.

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Ma non c’è momento più sbagliato per parlare di calma che l’attimo in cui salgono sul palco i The Rejected: un mix potentissimo fra melodia e post-hardcore. Questi ragazzi sono temprati e si vede da come si muovono sul palco: dalle classiche mosse “core” sincronizzate a pura espressività emozionale, regalano uno spettacolo decisamente apprezzabile,  sia per gli occhi che per le orecchie.

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E’ il momento che la maggior parte del pubblico sembra aspettare: ecco che gli UnderSmokingDoors collegano i cavi agli strumenti e comincia il delirio. Decisamente ferrati, i sei membri del gruppo dimostrano un’abilità musicale e di coinvolgimento veramente rara. E’ l’ultima data con l’attuale line up, e il gruppo dimostra tutto l’affiatamento e la passione di anni condensate in quest’unica ora. E’ inutile dire che il risultato è eccezionale.

testo / Pietro Mugetti – foto / Matteo Bertolino

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#ARISE SPECIAL W/ JOEY CAPE (USA) + YOTAM BEN HORIN (IL) + WALT HAMBURGER (USA) +LAURA MARDON (AUS) live @ Spazio 211 – Torino

Giovedì, armato di ombrello e macchina fotografica, mi sono avventurato per le vie di Torino alla volta di sPAZIO211, dove una volta arrivato sono stato immediatamente ben accolto e ho potuto ristorarmi con una birra fresca. Sono arrivato giusto in tempo e puntualmente, mentre il locale iniziava a riempirsi,  il concerto ha avuto inizio.

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Ad aprire le danze di questo ARISE special è toccato a Laura Mardon, giovane cantautrice australiana da poco aggiuntasi al roster della One Week Records, etichetta di Joey Cape, della quale fanno parte tutti gli artisti di questa sera. Per la prima volta in Italia ma per nulla spaventata, la sua voce profonda risuona per una buona mezz’ora, convogliata dall’ottima acustica di cui è fornito il locale in questione e accompagnata da accordi sferzanti. Un inizio più che notevole per una serata che, a sdegno delle aspettative di un inesperto, si preannuncia movimentata e groovy.

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Pochi rapidi minuti di cambio palco ed ecco che tocca a Walt Hamburger. Presenza di spessore sul palco, i testi sembrano antiche ballate marinare. Il piglio malinconico non fa comunque passare la voglia di agitarsi e fra il pubblico, ora decisamente più gremito ma non ancora al completo, qualcuno comincia a scatenarsi. Come ogni buon straniero per la prima volta in visita al bel paese, Walt si concede qualche secondo per apprezzare le meraviglie nazionali, focalizzandosi particolarmente sulla birra Moretti. Il suo set prosegue senza alcun intoppo, con il sorprendente accompagnamento su un paio di pezzi da parte di Joey Cape in persona e il collega Yotam Ben Horin.

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Sono passate circa un paio d’ore da quando sono arrivato al locale ma nonostante la serata superficialmente classificabile come monotematica si prospetti ancora lunga sono molto curioso di sentire quelli che dovrebbero essere i pezzi forti. Yotan Ben Horin non delude per nulla le aspettative: simpatico, energico, cattura il pubblico con la sua parlantina e si lancia addirittura in un improvvisazione canora in rima che fa sciogliere anche i più truci fra la piccola folla che si è venuta a creare sotto il palco.  Anche durante la sua performance salgono a fargli compagnia Cape e Hamburger e ci si avvicina piano piano al gran finale.

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La sala concerti di sPAZIO211 è ormai gremita quando infine sale sul palco Joey Cape: si presenta con una gran tazza da colazione ricolma di whisky e attacca a suonare. La tristezza di cui sono intrisi i suoi ultimi pezzi è materialmente percepibile, ma questo non rovina assolutamente l’atmosfera, considerando che alla tristezza viene accostata la focosità di tracce più datate. Il pubblico è in visibilio, dai più giovani ai più vissuti.

Sicuramente un concerto che ogni appassionato non avrebbe dovuto perdersi.

testo e foto / Pietro Mugetti

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LAMANTIDE + LOIMANN + THIRST PRAYER + LOS EXORCISTAS (RA) live @ Border Circolo ARCI – Torino

Comincio questo report precisamente alle 3 di notte, appena rientrato dal live e colto dalla mia solita insonnia! Decido quindi di iniziare a buttar giù qualche idea, ancora fresco dell’esperienza della serata appena conclusa. Reduci dalle ultime due date organizzate al Daevacian di Bruino, ritorniamo nel capoluogo piemontese, ospitati nuovamente dal Border Circolo Arci. Ci tengo da subito a ringraziare il locale e in particolar modo Giulio (il gestore), che sta credendo molto in noi dimostrandosi, al contrario di altri, una persona dalle larghe vedute. Dovete sapere che è duro per noi l’interfacciamento con locali e realtà musicali già ben consolidate, ma piano piano stiamo cercando di costruirci una credibilità basata sui fatti, e sicuramente parte di questa, è grazie a persone come lui che ci permettono di portare in centro città un po’ di quelle schifezze che ci piace organizzare!

Dopo questa parentesi, direi che è ora di parlare di questa serata.

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La lineup, che originariamente prevedeva Thirst Prayer, Loimann e Lamantide, viene integrata con i Los Exorcistas, band argentina in day-off, che Giulio ci ha chiesto di inserire nella serata. Sono dunque proprio loro ad aprire le danze: questa band non è semplice da interpretare, forse anche colpa mia, che non ho ben colto la direzione che la loro musica vuole prendere. Di base ci troviamo ad ascoltare uno stoner, suonato con l’atteggiamento grezzo del punk e integrato da elementi che vanno dal grunge un po’ psichedelico, a qualche passaggio condito di palm muting decisamente metal. La voce è per il 90% del tempo melodica e scanzonata, con qualche saltuario aumento di tono tendendete allo scream. Non pensavo ma la lingua argentina si sposa molto bene con il genere!

Dopo il loro breve set in apertura è la volta dei Thirst Prayer!

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I ragazzi sono alla loro prima data a Torino. Ormai li conosco bene, ho visto tutte le loro precedenti date e gli ho fatto da fonico due di queste, quindi so cosa aspettarmi. Come le tre precedenti volte, le aspettative non deludono: i Thirst Prayer sono il punto di incontro tra l’hardcore e il black metal, un sound introspettivo che passa da ritmiche nette e accordacci tamarri a progressioni dissonanti e sferzate a suon di blast beat tipiche del metallo nordico. Il buon Necchi nella voce mette tutto il male di vivere possibile e il risultato è un impatto devastante che poche band riescono a produrre.

 Cambio palco: una sigaretta, una birra al bar e si torna sotto in sala per i Loimann!

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Questa è proprio una di quelle band che sarebbe bello vedere un po’ di più in giro perchè secondo me, hanno non pochi meriti! Definirli semplicemente stoner è davvero riduttivo a mio avviso; il loro sound tocca lo sludge, il metal e l’hardcore. La formazione è la più semplice possibile: batterista, bassista e chitarrista cantante…Nonostante questo vi assicuro che il loro live è una botta! Gli arrangiamenti sono curatissimi e mai banali, la voce è potente sia nelle parti melodiche che in quelle più cattive e la band suona con precisione senza sacrificare la naturalezza del fomento che si ha su un palco. Aggiungo un ulteriore nota di merito: la cura nella scelta dei suoni, cosa sempre più rara nelle band attuali.

Arriviamo infine alla band che chiude la serata, ovvero gli ospiti.

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I Lamantide sono in quattro e vengono da Cremona. Anche per loro non ci si può ridurre a un singolo tag per definire la loro musica. Possiamo parlare di hardcore, perchè fondamentalmente è quello che fanno, ma non aspettatevi né i Sick of it all né gli Skruigners. I Lamantide sono i Lamantide! Cantano in Italiano e latino con la voce grossa, scura e disperata che cavalca delle lamate strumentali veloci e sfiancanti, che lasciano ogni tanto spazio a momenti più tipici dell’attuale post-hardcore, dove la chitarra mette da parte l’abbondante dose di gain che la caratterizza, per un suono meno aggressivo dove la voce diventa pulita e sofferente. Vengono toccati anche altri territori, da questo si capisce che la band ascolta molta musica diversa e riesce a inserire molteplici influenze all’interno delle composizioni. Personalmente, ho apprezzato molto un intermezzo che si è spinto fino al post rock. L’attitudine della band è molto forte: il cantante è sottopalco e trasmette ogni singola emozione direttamente in faccia al pubblico accalcato davanti a lui, gli altri ragazzi sono concentrati su quello che suonano ma danno spazio allo sfogo di cui anche il corpo ha bisogno quando suoni qualcosa di così impetuoso.

La serata numero 12 si conclude quindi con molta soddisfazione per noi di Turin Is Not Dead, in primis per aver fatto suonare delle band così valide e poi per aver coinvolto oltre che ai nostri fedeli, un bel po‘ di gente nuova che non avevamo mai visto e che speriamo di rivedere ai nostri prossimi eventi! Una nota molto positiva delle ultime serate da noi organizzate, è che stiamo notando l’abbandono di quella fastidiosissima pratica dell’entrare per vedere la band degli amici, passando il resto della serata fuori dal locale con una sigaretta in bocca. Stasera tutti hanno ascoltato tutti e ogni band ha potuto godere della sala piena!

Nel piccolo di ciò che facciamo, è l’ennesimo trionfo!

Dalla provincia è tutto… Alla prossima!

testo / Luca Buono – foto / Fabio Mattiuz

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THE FERAL KINGS + THE BLACKLAVA + KEBRAH + THE RIGLETS live @ Patchanka (Chieri – TO)

Più di un mese fa i ragazzi dei The Feral Kings ci hanno chiesto di trovare due band spalla per una serata organizzata insieme ai The BlackLava: noi gli abbiamo dato i The Riglets e i Kebrah, la location è il Patchanka di Chieri, il giorno è venerdi 18 marzo e questo è ciò che è successo.

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Arrivo, per vari motivi, come unico membro di TIND a questa serata, gestendo da solo sia questo report che le fotografie utilizzate all’interno di esso. Per fortuna non ero completamente da solo al Patchanka, ma ho la compagnia di Marzo, un nostro carissimo amico che mi ha salvato dalla solitudine del viaggio (grazie ancora, ti vogliamo bene!). La serata ha come soggetto principale il rock e le sue molteplici sfaccettature, il tutto condito da quattro band giovanissime (nate tutte e quattro tra il 2013 e 2014) e decisamente valide per gli amanti del genere.

Si inizia con i The riglets, principalmente la band più “puro rock” della serata e il loro video ufficiale “But Now” su YouTube lo dimostra, compresi gli assoli che potreste sentire a tutti i loro live. Il cantante-chitarrista fa sempre il suo bell’effetto e hanno suonato in modo decisamente otttimo tutta la scaletta che avevano. A breve dovrebbero far uscire il loro primo EP, quindi seguite la loro pagina che ne vedrete sicuramente delle belle!

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Tempo di un velocissimo cambio palco e mi trovo davanti sul palco i Kebrah. Sicuramente tra le quattro band loro sono quelli più “grandi” di età. Il cantante sale sul palco con la maglietta dei Motorhead e da lì si è subito capito cosa mi sarei trovato di fronte: puro e sano hard-rock. Qua i ritmi sono stati decisamente più veloci e movimentati, ed è stato anche bello vedere come persone adulte abbiano ancora un’ottima attitudine sul palco.

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Se la band prima ha prodotto puro hard-rock, la terza band si presenta su Facebook come rock / stoner / grunge ed è effettivamente lo stesso modo in cui li avrei definiti io se qualcuno me lo avesse chiesto. Le chitarre dei The BlackLava in alcuni casi mi hanno anche ricordato gli Every Time I Die e il cantato mezzo pulito e mezzo sporco è stata una scelta decisamente azzeccata.

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Headliner della serata, i The Feral Kings hanno fatto un live mescolando canzoni cantate sia in inglese che in italiano; le loro sonorità sono molto più vicine all’alternative rock italiano piuttosto che al rock classico. I ragazzi hanno tenuto benissimo il palco e il tanto fumo su di esso ha creato un’atmosfera decisamente stimolante, anche se a mezzanotte e mezza era rimasta poca gente, hanno dimostrato di dare tutta l’energia nei loro colpi per concludere in bellezza questa serata.

 Un saluto va ai The feral kings che ci hanno contattato per portare due band, alle “nostre” due band (The Riglets e Kebrah), ai The BlackLava, ai fonici e il tecnico luci per lo splendido lavoro e a tutti i ragazzi del Patchanka che da anni continuano a mandare avanti un bellissimo locale in provincia!

testo / Fabio Mattiuz – foto / Fabio Mattiuz

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A METALCORE NIGHT w/ HACKTIVIST (uk) + WE SURVIVED THE MAYA +THOUSAND MILES AWAY + DEPTHSCENT + BREATHE ME IN + DOROTHY + AETHERIALS live @ EL BARRIO (Torino)

Quattro giorni fa ho avuto la dimostrazione che la scena metalcore torinese, quando viene prodotto e pubblicizzato bene un evento, c’è ed è bella attiva.
Il locale in cui si è svolta questa serata è El Barrio, ex scuola elementare adibita a sala concerti, ottima e imponente location vista dall’esterno, situata in una strada secondaria della zona industriale di Torino nord. A dirigere l’orchestra il nostro Luca Buono che, insieme ad altre persone competenti, non senza alcuni problemi iniziali, è riuscito a produrre degli ottimi suoni, forse troppo alti nel complesso, ma in fondo la colpa è probabilmente solo mia che sono stato sotto le casse per tutta la durata del live, distruggendo i miei timpani. Strano, non succede mai. Arrivati un’ora in anticipo io e Matteo ci rechiamo a cenare al bar del locale;  cheeseburger per me e Rum Cooler per lui, grazie!

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La serata, come previsto, inizia puntuale alle 19.45; ad aprire le danze gli Ætherials (o “eterials”, scegliete voi come volete chiamarli, visto che è difficile dire quella ae). La nuova band di Torino ha saputo intrattenere il poco pubblico presente durante l’ora di cena. Gli errori ci sono stati, giustamente, come ogni nuova band che entra nel panorama della musica live, ma dopo un paio di tracce la situazione è migliorata notevolmente e i ragazzi hanno fatto del proprio meglio per far vedere che i primi a suonare non sono per forza sempre quelli più scarsi.

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Tempo di un veloce cambio palco (così per tutte le band, fortunatamente) e mentre bevo un San Simone mi godo il secondo gruppo, i Dorothy; vengono da Roma, hanno ritornelli che mi ricordano i Dufresne (figata) e la cosa che più mi ha colpito è stato il dj sul palco, scelta azzardata per il tipo di musica fatta, ma devo ammettere che ha fatto la sua porca figura e il live è filato liscio come l’olio. Onorevole, da parte loro, ricordare l’amico nonché compagno di viaggi e concerti Davide, venuto a mancare l’anno scorso.

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La gente inizia ad arrivare in modo esponenziale, e mentre si riempie la sala concerti salgono sul palco i Breathe Me In, freschi di video nuovo con il cantante dei Cry Excess. Qui la formazione, oltre a essere composta da ragazzi giovanissimi come la maggior parte delle band di questa serata, è classica da band metal: due chitarre, un basso, una batteria e un cantante. I ragazzi scaricano una raffica di breakdown che fa (finalmente, perché era già passata un’ora e mezza dall’inizio del live ) inziare a pogare la gente sotto al palco. Bravi tutti!

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A seguire un’altra band che ha partecipato insieme agli Ætherials a una serata targata TIND: i Depthscent. Per gusti personali, è la band che ho apprezzato di più come sonorità. I ragazzi non fanno niente che non si sia già sentito, ma lo fanno bene, molto bene! Si avvicinano molto di più al metal piuttosto che al metalcore e hanno fatto un ottimo concerto, con tanto di stage diving da parte di Carlo (il cantante).

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Sono le 22.00 circa e per intrattenere il cambio palco e fare casini sale il mio amico di lunga data Francesco Nobile, che in poco tempo fa andare via tutti da sotto al palco ma meglio così, tanto a noi “non ce ne fotte”, proprio come dice lui.

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Thousand Miles Away: ecco il nome della quinta band. Sono giovanissimi e devo ammettere che hanno tenuto il palco molto bene; fanno metalcore e il loro cantante riesce a passare daL melodico all’urlato in un attimo, e ovviamente non sono da meno i suoi compagni di avventura. Il pubblico canta tutte le loro canzoni a memoria, sicuramente una cosa positiva anche per i ragazzi che da sopra il palco hanno assistito a questa scena. Quaranta minuti di fuoco e si passa all’ultima band locale prima dei tanto attesi headliner.

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Se i Depthscent dal lato musicale sono stati quelli che ho apprezzato di più all’interno della serata, sicuramente quelli dove c’è stato più casino sia sopra che sotto il palco sono stati i We Survived The Maya. Si sono presentati sul palco con degli estintori pieni di aria compressa e durante tutto il concerto la gente si è menata sotto il palco, mentre loro sul palco erano gasati come pochi. Si è vista anche gente moshare vestita da elefante e che è salita pure sul palco, per dire…

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Come dicevo prima, gli headliner sono stati i tanto attesi Hacktivist. Premettendo che odio il rap mischiato con altri generi musicali, la band inglese è riuscita a tenere il palco saltando un ora e mezza e utilizzando batteria e chitarre talmente bene da farlo sembrare un beat rap prodotto da Jay-Z. Per tutta la durata del concerto hanno mischiato grime, hip-hop e breakdown con notevole facilità e la gente sotto il palco ha apprezzato più che mai questa scelta stilistica.
La serata è finita come da orari per l’1.45 di notte e noi, dopo due chiacchiere, siamo arrivati a casa alle 3.30, poco meno dell’ultima volta che ho fatto il reporter alle Lavanderie Ramone. Colgo l’occasione per salutare come sempre tutte le band che hanno suonato, i fonici, gli organizzatori e chi più ne ha più ne metal!

testo / Fabio Mattiuz – foto / Matteo Bertolino

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STORM{O} + SELVA + DRY FOOD FOR DOGS + NOISE TRAIL IMMERSION live @ Daevacian (Bruino-TO)

Sabato 27 febbraio il ben temprato palco del Daevacian di Bruino (TO) ha dovuto sopportare il peso di una line up massiccia,roboante e,ci sentiamo proprio di dirlo,nazionalmente (e non solo) d’eccellenza. Stiamo parlando di Storm{O}selvə + Dry Food For Dogs + Noise Trail Immersion la quale,oltre a registrare un record d’ingressi nonché sold out per il prestigioso locale di provincia,ha regalato a tutti i presenti uno spettacolo sopra le righe. Difficile rimanere attenti e concentrati in quel girone infernale,ma tentiamo di spiegarvi cos’è successo.

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La serata inizia puntuale alle 22.00,con il locale già bello pieno e la sala concerti fremente. Tocca ai Noise Trail Immersion,consolidata realtà cittadina nota per non conoscere l’esistenza dei quattro quarti,ad aprire le danze con il diavolo. Il loro mathcore contorto e furioso è proprio quello che ci vuole per scaldare gli animi,ovviamente a suon di mazzate. Un piccolo inconveniente tecnico a pochi minuti dall’inizio manda k.o. il basso per un paio di tracce,ma nulla di grave: l’ampli ricomincia tempestivamente a tuonare,le 22 corde d’ordinanza vengono ripristinate,e la performance si conclude al meglio pochi minuti dopo. La stanza è già bella piena, ci si sposta al bancone per rinfrescarsi durante il rapido cambio palco.

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Ecco salire i Dry Food For Dogs,anch’essi torinesi,e inseriti nella serata dal nostro nuovo partner Last Sound Desing. Portano con loro,oltre a un quintale di violenza,un metal d’impatto,tecnico e moderno,ma con vari e piacevoli richiami al death più vecchia scuola. Il cocktail non delude,ma per sorseggiarlo è necessario uno stomaco d’acciaio: sotto il palco gli animi sono riscaldati e le ritmiche percussive inneggiano allo spintonamento compulsivo. C’è poco spazio per discorsi d’intrattenimento,le tredici tracce si riversano come una cascata sulle schiene del pubblico. Al termine della prestazione serve più di qualche sorso di birra per riprendersi.

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E’ il turno dei lodigiani selvə,che propongono un post-black influenzato dalla cupezza hardcore dei primi periodi. Questi ragazzi non giocano in casa,ma sanno di sicuro come creare l’atmosfera giusta: fanno spegnere tutte le luci on stage e piazzano nel centro dello stesso una lampada da comodino. Il risultato è sconvolgente,si percepiscono solamente le sagome dei musicisti,così come l’impatto della loro musica. Il batterista è in perenne blast beat,la voce e le chitarre sono taglienti e strazianti,ma c’è anche spazio per intermezzi melodici che ricordano alla lontana gli eccelsi Underoath. Il trio,nonostante abbia macinato chilometri per raggiungere il locale,è evidentemente amato dal pubblico nostrano: le emozioni e le legnate arrivano a cariolate.

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L’onere e l’onore di chiudere una serata di tale portata tocca ai bellunesi Storm{O}. Il loro post-hardcore è di un livello superiore,non per nulla sono ampiamente apprezzati oltralpe,nonostante i testi in italiano. Zero compromessi e tempi morti: la locomotiva veneta parte in orario e senza aspettare eventuali ritardatari,ogni pezzo è una badilata dritta sulle gengive,i ragazzi sotto il palco si ammucchiano al cospetto del cantante urlando a pieni polmoni i testi,le file posteriori spintonano per raggiungere i primi posti,la batteria martella senza sosta incalzata dallo stridio delle corde,lo scream ben cadenzato e sofferto aggiunge il giusto tono emozionale alla situazione. E’ un trionfo.

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Il potenziale della serata era indubbio,ma non ci saremmo mai aspettati un simile responso. E’ stato meraviglioso vedere valide band nostrane che ricevono la giusta attenzione,situazioni di questo genere sono possibili e non devono essere assolutamente l’eccezione. E tutto ciò è possibile grazie a voi,affezionati e nuove conoscenze,che seguite la musica e l’evoluzione degli eventi e siete presenti sotto quei palchi su cui gruppi talentuosi e meritevoli portano ore,mesi e anni di sudore e impegno. Siete presenti sotto quei palchi troppo spesso poco gremiti,fate la differenza. Continuiamo così. Alla prossima!

testo / Pietro Mugetti – foto / Matteo Bertolino

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IF I DIE TODAY +INFALL + BREATHE ME IN + ERA OF DISGUST live @ Daevacian (Bruino-TO)

Venerdì 19 febbraio abbiamo dato il via alla nostra collaborazione con l’etichetta/agenzia This Is Core,e lo abbiamo fatto con una line up di tutto rispetto e di grande potenza. Sul palco del Daevacian di Bruino (TO) si sono alternati Era Of Disgust,Breathe Me In,Infall e If I Die Today. Basterebbero questi nomi per farvi capire come è andata,ma noi facciamo di più e ve lo raccontiamo qua sotto.

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Noi di Turin Is Not Dead ci accapparriamo subito i nuovissimi Era Of Disgust,band nata pochissime settimane fa e con al suo interno volti noti della scena musicale del capoluogo. I ragazzi sono al primo live,ma a vedere da come suonano i pezzi proposti non sembrerebbe affatto. I brani spaziano dal deathcore al metal di stampo Lamb of God,dall’hardcore al metalcore più “storto”,e sicuramente non arrivano carezze ma solo tanti,tantissimi ceffoni. “Call of Despair” e “Sweping Out Monotony” alcune delle tracce uscite fino ad ora,ma ci aspettiamo grandi cose da questo gruppo nei prossimi mesi. Una bella scoperta in un panorama che tende ad andare verso le certezze piuttosto che mischiare un po’ i generi.

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Seconda band a salire sul palco,poco dopo le 22.30,i torinesi Breathe Me In. Reduci dal live di qualche settimana fa di spalla agli austriaci Castiel alla Cavallerizza Reale di Torino,e prossimi ad aprire le danze durante la “Metalcore Night” di marzo con gli Hacktivist a El Barrio,sempre a Torino,i ragazzi sono passati in provincia con il loro metalcore di stampo Rise Records. “Inhale/Exhale”,il 7 tracce uscito lo scorso autunno per This Is Core,ha senza dubbio portato questa band direttamente nel panorama metalcore/post-hardcore cittadino. I brani seguono il trend del genere,spaziando tra breakdown e parti vocali in pulito,ma il punto a favore dei Breathe Me In va sicuramente alla presenza scenica,cosa mai facile per una band giovane. Aspettiamo il prossimo lavoro per questo gruppo,che potrebbe essere una conferma sia sulla scena del capoluogo sia una rampa di lancio per qualche data fuori regione.

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Con presa bene,grande attesa e felicità attendiamo tutti il ritorno sul palco del Daevacian dei nostri amici Infall,band di Arona (Novara);la prima volta ospitammo i ragazzi a ottobre,per una delle serate più forti tirate su dal nostro collettivo. In quell’occasione già descrivemmo il loro sound come uno dei più complessi ma allo stesso tempo immediati e “melodici” che avessimo sentito negli ultimi anni,e anche questa volta confermiamo le nostre impressioni. Norma Jean,The Dillinger Escape Plan e Every Time I Die senza dubbio ancora una volta le band che più si avvicinano a ciò che propongono gli Infall,altra band sotto This Is Core,che ha avuto la fortuna di girare un po’ ultimamente con l’album “Nitecomes”,vera bomba atomica mathcore. Sul palco nessuno resta fermo,le parti più pulite del cantato escono da paura e il risultato è come sempre un muro che viene tirato su,distrutto e ricostruito a ogni brano. Gli Infall meriterebbero molta più attenzione.

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A chiudere la serata ci pensano gli If I Die Today,un pezzo di storia dell’hardcore torinese e non solo. 9 anni di attività,coronati da “Cursed”,l’ultima fatica discografica uscita a ottobre per Sliptrick Records. L’album è un punto di svolta per i nostri,che approdano in un territorio molto vario,spaziando dal post-hardcore allo stoner,fino al rock’n’roll,ma senza dimenticarsi dell’incazzatura dell’hardcore che ha fatto di loro un peso massimo sulla scena italiana (hanno condiviso il palco con Sum41,Dead Kennedys,Dillinger Escape Plan,e suoneranno a inizio marzo di spalla a Frank Carter e ai suoi Rattlesnakes). Locale piccolo e lo spirito della band esce fuori: mega attitudine sul palco,presa bene a piene mani e brani che suonano via veloci come treni. Marco (voce) si appende ovunque,aizza le persone rimaste e sotto il palco,anche se non in molti,non ci si dà tregua e ci si diverte alla grande. Gli If I Die Today si confermano,anche se non ne avrebbero alcun bisogno,una delle band più calde e precise dell’ormai scarso panorama hc torinese: meglio pochi ma buoni,a questo punto.

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Ringraziamo This Is Core per la fiducia riposta in Turin Is Not Dead,il Daevacian per l’ennesima serata ospitata tra le sue mura,le band e il pubblico,tra cui abbiamo visto molte facce nuove,alle quali ovviamente va il nostro invito per le prossime serate firmate T.I.N.D. e un mega abbraccio per averci supportato.

testo / Luca Cescon – foto / Matteo Bertolino

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GOTLAND (IT) + ANCIENT (NO) live @ Café Liber (Torino)

Nella serata del calcio e della finale di Sanremo,a Torino trionfa il male. Invitati dai Gotland a questo evento,organizzato dal Club Toxic LA,ci armiamo di macchina foto,carta e penna e ci dirigiamo verso il Café Liber di Torino. I ragazzi suoneranno di spalla agli Ancient,black metal band norvegese attiva dal 1992,e il momento è decisamente solenne. Arrivati con largo anticipo,aspettiamo l’apertura del locale insieme a un manipolo di blackster,e una volta dentro ci facciamo una birra e aspettiamo l’inizio del live.

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Poco dopo le 22.00 attaccano i Gotland,e “attaccare” è decisamente il verbo giusto per questa band,che parte baldanzosa e non molla un colpo per tutti i 40 minuti di esibizione. Il loro nome ricorda l’isola svedese da cui si narra partirono le popolazioni barbariche che si scontrarono con l’Impero Romano,dando così vita all’Italia. Formazione che nasce nel 2007 sotto la bandiera del folk metal,e che a partire dal 2010 (“Behind The Horizon”) si sposta su sonorità più cupe,perfettamente convogliate nel full-lenght “Gloria Et Morte” (2014). Proprio da questo album i ragazzi tirano fuori i brani suonati durante il concerto,e tra le tracce che più ci hanno colpito segnaliamo la title track “Gloria Et Morte”,la bomba a mano “Adrianopoli” e la traccia conclusiva,”Slaves Of The Empire”(della quale consigliamo di guardare il video su YouTube),vera lamata in pieno viso. Da non conoscitori del genere,ci permettiamo di dire che in alcune parti di chitarra abbiamo trovato influenze legate al thrash metal,ma non ce ne vogliano i puristi del black metal! Per i Gotland,in ogni caso,tanta precisione,una bella presenza scenica e la compattezza/consapevolezza di chi suona da molto tempo e non lascia nulla al caso.

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Dopo esserci complimentati con i ragazzi,ci godiamo il cambio palco,fatto con la dovuta tranquillità del caso,vista la band che sta per esibirsi. Torino è stata scelta come città di apertura del tour degli Ancient,a distanza di 19 anni dalla prima data nel capoluogo. Con alle spalle sei album rilasciati da Metal Blade Records e una miriade di EP e altre releases,la band farà uscire la sua ultima fatica a marzo (“Back To The Land Of The Dead”),attesissima dai fan e dalla band stessa,passata attraverso mille imprevisti. Influenzati in principio da un sound più “Darkthrone-andante”,gli Ancient si sposteranno man mano verso sonorità più vicine all’atmospheric black metal.

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Formazione di altissimo livello,tra cui spicca il fortissimo batterista Nick Barker,nome ben noto agli amanti del genere: nella sua ormai quasi trentennale carriera ha suonato per Cradle Of Filth,Dimmu Borgir e Brujeria,per citare alcune delle band più famose. La sezione ritmica è senza dubbio il marchio di fabbrica degli Ancient,che passano dal black nudo e crudo a sonorità influenzate anche dagli Slayer (altro paragone che ci permettiamo di fare!). Il frontman Zel,figura leggendaria per i supporter della band e per i fan del black metal in generale,di spuntoni vestito,scatena tutta la sua cattiveria tra basso e microfono,supportato dalle eccelse capacità dei due chitarristi. Il set conta una quindicina di tracce,e sicuramente era quello che il pubblico si aspettava: un ritorno in Italia in grande stile.

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E in grande stile è stata anche la serata: pubblico in fin dei conti abbastanza numeroso,ma quel che conta è stato il supporto a ogni fine canzone,con applausi e corna al cielo,sia per i Gotland che per gli headliner. Non nascondiamo la nostra ignoranza per il genere,ma è stato comunque un piacere immergerci in una situazione musicalmente diversa da quella che prediligiamo. Ringraziamo ancora i Gotland per l’invito e speriamo di poter essere d’aiuto nuovamente.

testo / Luca Cescon – foto / Matteo Bertolino

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